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 C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE

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MessaggioTitolo: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Dom Mag 06, 2012 9:42 am

Quasi quasi prendo un treno
me ne vado via lontano.
Ne ho bisogno così tanto
poi magari me ne torno indietro.

Ho bisogno di stare solo
pensare se è meglio solo.
C'è troppo disordine nella mia vita c'è
troppo disordine,
ho bisogno di un posto nuovo
non sapere più che ore sono.

Era di maggio
era l'inizio, era la fine del mio viaggio,
non c'era l'unica cosa che serve
non c'era amore
e non c'è niente senza coraggio,
che c'è un tempo per tutte le cose

noi non siamo sbocciati
e le rose
era di maggio.

Tutto quello che vorrei
è sentire ancora un brivido
è sentirmi ancora libero
è sentirmi ancora libero
dirti quello che non sei
dirti quello che vorrei
dirtelo
ho bisogno di un posto nuovo
non sapere più.

Era di maggio
era l'inizio, era la fine del mio viaggio,
non c'era l'unica cosa che serve
non c'era amore
e non c'è niente senza coraggio,
che c'è un tempo per tutte le cose
noi non siamo sbocciati
e le rose
era di maggio.

C'è troppo disordine nella mia vita c'è
troppo disordine.
C'è troppo disordine nella mia vita c'è
troppo disordine.

Era di maggio
era l'inizio, era la fine del mio viaggio,
non c'era l'unica cosa che serve
non c'era amore
e non c'è niente senza coraggio,
che c'è un tempo per tutte le cose
noi non siamo sbocciati
e le rose
era di maggio...e adesso non è.

era di maggio...e adesso non è.

era di maggio...e adesso non è.

Con questa canzone, vorrei dire a tutti voi che quando desideriamo ardentemente una cosa sicuramente l'avremo ed ognuno di voi che è in questo forum otterrà il meglio per sè, ma tenendo presente che il nostro tempo NON COINCODE CON QUELLO DI LASSU'. Per cui è inutile arrovellarsi su qualcuno o qualcosa, perchè evidentemente o non abbiamo scelto il "pensiero giusto" o la via giusta per arrivarci o semplicemente il tempo giusto. Per questa riflessione e divinazione a modo mio, oltre alla canzone scritta sopra, vi voglio regalare questo articolo di M. Priotto, trovato sul Messaggero di Sant'Antonio e che riporto parola per parola, per non snaturarne il senso, ma ognuno faccia suo il pensiero ed il concetto che più appartiene alla sua quotidianità.

Quella che Qohelet ci offre in questo brano è una stupenda meditazione poetica sul tempo dell’uomo, su questo mistero che accompagna l’esistenza umana dal suo primo apparire nel mondo fino alla morte. In questa rassegna, sfilano i tempi dell’uomo con un ritmo implacabile e inarrestabile, ma anche monotono e apparentemente predeterminato; eppure su di essi si leva la domanda radicale di senso da parte del nostro saggio, portavoce di un’umanità inquieta e in cerca di senso. Una pagina dunque di straordinaria potenza, quanto mai moderna, che ci interroga e interpella.

Contesto e struttura del testo
I primi quindici versetti del c. 3 costituiscono una chiara unità letteraria, preceduta da una breve riflessione sulla gioia, la prima che troviamo nel libro (2,24-26), e seguita da una considerazione sull’ingiustizia e sulla sorte degli uomini, comune a quella delle bestie (3,16-22). Nel contesto della prima parte del libro (1,2-3,15) il nostro passo costituisce la conclusione che giunge dopo l’introduzione (1,1-2), il poema sulla natura e sull’uomo (1,4-11) e la lunga sezione regale (1,12-2,26).
L’unità che vogliamo studiare, Qo 3,1-15, è a sua volta chiaramente articolata in due sezioni: il poema di 3,1-9 e la riflessione di 3,10-15. La forma del primo gli conferisce una caratteristica e un’autonomia propria, inconfondibile; la riflessione seguente (vv. 10-15) è tuttavia strettamente congiunta, in quanto ne è il commento.

Il poema del tempo (3,1-9)

L’articolazione del poema è semplice: il v. 1 introduce il tema del tempo dell’uomo, che viene illustrato nei vv. 2-8; la domanda del v. 9 costituisce la conclusione del poema e introduce allo stesso tempo la riflessione seguente dei vv. 10-15.§
Il poema vero e proprio (vv. 2-Cool è costituito da quattordici antitesi o, se si vuole, da sette coppie di antitesi che intendono abbracciare idealmente fin dalla prima battuta tutta l’esistenza dell’uomo, dalla nascita alla morte, e le esperienze più significative della vita, sia positive che negative. È evidente il valore simbolico del numero 7, e dei suoi multipli 14 e 28. Questa totalità dell’esistenza è vista sotto il profilo del tempo, il cui termine (in ebraico ‘et) ricorre significativamente ventotto volte, due volte per ogni antitesi; è l’insieme di questi tempi che costituisce la totalità dell’esistenza umana. Lo schema non è così rigido, come potrebbe sembrare a prima vista, ma il simbolismo del numero 7, coi suoi multipli 14 e 28, e del numero 4 (4 x 7 = 28) conferisce al poema una sensazione di pienezza, di totalità, di ordine e di perfezione.

C’è un tempo per ogni cosa

Per ogni cosa c’è il suo momento,
il suo tempo per ogni faccenda sotto il sole (Qo 3,1)

Questo versetto introduttivo espone la tesi dell’intero poema, sottolineando in particolare tre aspetti: l’idea del tempo, l’idea del tutto e l’ambito della riflessione di Qohelet. Il termine «momento» (in ebraico zeman) è praticamente sinonimo del secondo termine «tempo» (‘et) e quest’ultimo non significa il tempo indeterminato e duraturo, bensì un tempo determinato, adatto e opportuno per qualche cosa. Si tratta di un vocabolo molto amato dal nostro saggio, che lo usa infatti per ben quaranta volte nel suo libretto.
La duplice ripetizione «ogni cosa» e «ogni faccenda» indica che nulla si sottrae a questa constatazione; anche se l’elenco seguente non è esaustivo, per ogni evenienza della vita, positiva o negativa, c’è un tempo favorevole e opportuno.
È importante però sottolineare che questa totalità è intesa nel contesto di un ambito ben preciso: «Sotto il sole». È questa un’espressione caratteristica di Qohelet per indicare l’ambito vitale dell’uomo su questa terra; indica, infatti, sia lo spazio geografico della terra in cui l’uomo abita, sia lo spazio temporale della vita umana. Dunque l’ambito di indagine di Qohelet è questa terra e questa storia, cioè l’orizzonte terreno. E sopra il sole? Il saggio non si pone per il momento una tale domanda.
Che vi sia per ogni cosa ed evenienza un tempo opportuno è un pensiero noto alla cultura del mondo antico, sia mediorientale che greca; così anche nella tradizione d’Israele esso rappresenta una convinzione sicura (cf. Gb 5,26; Ger 8,7; Pr 15,23; Is 28,23-29). Qohelet apparentemente riprende questa tradizione per condividerla, in realtà per criticarla, come apparirà dai vv. 10-15.

I tempi dell’uomo

Non pare che ci sia un ordine preciso in questo elenco di attività, ad eccezione forse delle due coppie di inizio e di conclusione; né l’elenco è esauriente. Il saggio intende piuttosto offrire esempi significativi di situazioni esistenziali per evidenziare che esistono momenti opportuni per ogni cosa.

2 C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
3 Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4 Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5 Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
6 Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
7 Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8 Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace (Qo 3,2-Cool.

La prima coppia è significativa per la sua valenza totalizzante, abbraccia infatti le estremità della vita, dal suo apparire alla sua scomparsa: c’è un tempo per generare e un tempo per morire. È questo il significato della coppia, non tanto un’antitesi tra vita e morte, quanto piuttosto la sottolineatura dell’ambito dell’esistenza umana. L’uomo può interpretare la generazione e la morte come antitetiche; Qohelet si limita a osservare che due momenti significativi aprono e chiudono la vita. In senso metaforico l’attività del piantare e dello sradicare una pianta richiama ancora quanto detto a proposito del generare e del morire. Non tutti i tempi sono validi, perché vita e morte sfuggono a logiche deterministiche.
Dall’ambiente idilliaco e rurale l’autore passa bruscamente al dramma di una storia percorsa dalla violenza sulle persone; l’ombra di Caino si allunga sino ai giorni nostri, confrontandoci con tempi di distruzione e di morte. Qohelet non è pessimista, ma prende atto di una realtà, che tuttavia accanto alla distruzione offre anche la testimonianza della cura del ferito e della sua guarigione. Questa antitesi fra uccisione e guarigione divide gli uomini e i tempi, ma è interna anche a una stessa esistenza, perché a volte l’uomo che uccide e ferisce è anche colui che cura le ferite e guarisce. In coppia con la precedente antitesi si colloca l’immagine seguente del demolire e del costruire. Se la guerra comporta distruzione, l’impegno di guarigione evidenzia la ricostruzione.
Le lacrime e il riso, il lamento e la danza, definiscono i giorni dell’uomo, che in tal modo manifesta esteriormente la sua vita interiore caratterizzata dalla gioia e dalla sofferenza. Non esiste una vita soltanto felice o soltanto triste. Perché avvenga così, sfugge all’uomo; per adesso Qohelet si limita a constatare.
L’interpretazione del v. 5a («Un tempo per gettar sassi, un tempo per raccoglierli») è molto controversa. Riteniamo che il significato più naturale sia quello relativo al lavoro dei campi: il gettare i sassi evocherebbe il gesto ostile di chi vuol inaridire il campo di un nemico scaricandovi pietrisco (cf. 2Re 3,19); il raccogliere i sassi alluderebbe invece al paziente lavoro del contadino che, per poterlo coltivare, ripulisce il campo (o la vigna) dalle pietre, magari costruendo con esse un muretto di recinzione.
Ed eccoci a due gesti molto significativi nell’esperienza dell’uomo: l’abbracciare e l’astenersi dall’abbraccio. Si tratta dell’atto coniugale, ma anche di tutto ciò che lo prepara o distrugge, e delle relazioni umane improntate alla comunione o alla solitudine. È il mistero dell’amore che sorge e unisce le persone, ma che può anche spegnersi e dividere irrimediabilmente. Cercare e perdere, serbare e buttar via, appartengono alla trama della vita dell’uomo, con tempi propri. Ma sa l’uomo scegliere sempre i tempi giusti? Stracciare e cucire non si riferiscono semplicemente alla vita domestica, ma possono anche alludere al lutto a alla disgrazia (cf. Gn 37,29. 34; 2Sam 13,31). Il tacere e il parlare trascendono l’ambito familiare, dove tuttavia sono essenziali, per definire in generale l’uomo saggio che sa usare correttamente del dono della parola (cf., ad esempio, Pr 15,23; 26,4-5).
Le ultime due coppie sono disposte in ordine chiastico: amare-odiare, guerra-pace. Al centro ci sono i due elementi negativi: che l’uomo sia condannato alla violenza? Va aggiunto, però, che questa disposizione permette di chiudere tutta la serie dei tempi dell’uomo sulla pace, termine molto evocativo della speranza messianica. Amore e odio costituiscono gli estremi della scelta esistenziale dell’uomo, che sfociano a livello di storia rispettivamente nella pace e nella guerra. Pur attraverso le avversità e contraddizioni (sono gli elementi negativi della serie), esiste un movimento positivo nella storia dell’uomo che va dalla nascita (v. 2a) alla pace (v. 8b), oppure si tratta di un senso irraggiungibile per l’uomo?

Quale profitto?

La domanda del v. 9 riprende quella iniziale di 1,3 ed è rivolta più specificatamente a «colui che si affatica», cioè all’uomo preoccupato soltanto del profitto:

Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica? (Qo 3,9).

Qohelet entra in dialogo critico con la sapienza tradizionale, che è convinta non solo dell’esistenza di un tempo opportuno per ogni cosa, ma anche e soprattutto della possibilità per l’uomo saggio di conoscere questo tempo opportuno e dunque di padroneggiare la vita. Di fronte a questo atteggiamento che, con un termine difficile, potremmo definire «ottimismo epistemologico», il nostro autore è critico; non solo perché è consapevole dei limiti della conoscenza umana (cf. 1,12-18) ma anche perché sa che una vita impostata sulla ricerca di una felicità frutto delle proprie fatiche non conduce ad alcun reale profitto (cf. 2,1-26)!
Tuttavia questa non è l’unica impostazione della vita! Non esiste soltanto l’homo oeconomicus! Ed ecco allora che la ricerca del nostro saggio può continuare esplorando l’ambito della fede, cioè l’ambito della relazione con Dio, e inoltre quelle realtà che restano all’uomo a prescindere dalla ricerca esclusiva del profitto economico. Nasce così la riflessione seguente contenuta nei vv. 10-15.

Il significato del tempo dell’uomo (3,10-15)

Non è rilevante stabilire se il poema del tempo sia stato un poema indipendente, anteriore al Qohelet e da lui utilizzato, perché in ogni caso è nell’attuale contesto della riflessione qoheletiana che esso va interpretato. L’epoca contemporanea conosce un interesse notevole circa il problema del tempo, sia nel mondo greco che in quello giudaico. Il nostro saggio non considera globalmente il concetto di tempo inteso come durata, bensì il tempo nelle sue determinazioni storiche particolari, cioè nei suoi singoli momenti di vita. Rifuggendo da speculazioni escatologiche o apocalittiche, osserva questi momenti dell’esistenza e constata che essi sono guidati da Dio, ma secondo una logica che sfugge alla comprensione dell’uomo.
Per ben sei volte nei vv. 10-14 compare il termine «Dio» (vv. 10.11.13.14, qui due volte, v. 15); si tratta della più alta concentrazione di espressioni relative a Dio di tutto il libro, segno evidente che il punto di vista da cui Qohelet si pone è quello teologico. È alla luce di Dio che il saggio ebreo cerca di leggere il mistero insondabile e apparentemente contraddittorio dei tempi dell’uomo. Con ciò Qohelet continua e approfondisce la precedente riflessione di 1,13-18, dove afferma la validità della ricerca sapienziale, ma anche i limiti laddove essa pretenda di dare all’uomo risposte esaurienti. Proprio per questo esplora ora l’ambito teologico.
L’unità è articolata in tre momenti: vv. 10-11; 12-13; 14-15, introdotti da un verbo di osservazione in prima persona, caratteristico dello stile di Qohelet: «Ho considerato», «so che», ancora «so che». La disposizione è chiastica: l’opera di Dio (vv. 10-11) – l’invito alla gioia (vv. 12-13) – l’opera di Dio.

Il mistero del tempo

10 Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino in essa. 11 Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell’eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine (Qo 3,10-11).

Nel testo ebraico al v. 11 compare un termine ebraico di difficile interpretazione: ‘ôlam, di fronte al quale le interpretazioni degli esegeti si sono moltiplicate. È nell’ambito temporale che il termine va considerato; così vuole il contesto della pericope 3,1-15 e anche l’uso corrente di questo termine sia in Qohelet sia nella Bibbia ebraica. Il concetto di eternità è estraneo alla riflessione qoheletiana, sia nel senso metafisico di un tempo senza fine sia nel senso religioso di una vita oltre la morte. Se c’è un tempo opportuno per ogni cosa, c’è pure un tempo costituito dalla somma di tutti questi tempi determinati; da parte di Dio esso rivela un senso di coerenza, da parte dell’uomo invece rimane incomprensibile e misterioso. Seguendo Mazzinghi possiamo perciò interpretare l’espressione ‘ôlam con «il mistero del tempo».
La seconda parte del v. 11 è introdotta da una particella (in ebraico gam) da intendersi non in senso avversativo («ma», come la traduzione della CEI), bensì aggiuntivo: «Anche». Dunque la traduzione suona meglio così:

«Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; ha posto anche nel loro cuore il mistero del tempo, senza però che gli uomini riescano a capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine» (Qo 3,11).

L’angolatura da cui si pone Qohelet è sempre la stessa, quella esperienziale, sotto il sole. Il compito di cercare e di investigare non è soltanto proprio del saggio ebreo (cf. 1,13-18), ma di ogni uomo. Alla domanda del v. 9, «che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?», Dio risponde assegnando agli uomini un compito preciso: cercare! Si tratta certo di un compito faticoso, tuttavia non è più qualificato come «penoso» (cf. 1,13); il senso di questo compito viene specificato dal v. 11.
La riflessione inizia con un giudizio estremamente positivo dell’opera creatrice di Dio. Qohelet rilegge il primo racconto della creazione interpretando il termine tôb («E Dio vide che era buono-bello») di Gn 1 come yapeh («bello»); quest’ultimo termine sottolinea di più la qualità estetica del creato, ma non in senso esclusivo – come dimostra la ricorrenza del termine in 5,17 – dove esso significa piuttosto «conveniente». Dunque Dio ha creato un mondo bello, ma anche conforme al suo volere; e infatti proprio per questo ogni cosa ha il suo tempo opportuno, secondo quanto Qohelet ha illustrato nel poema precedente (3,1-Cool.
Tuttavia l’uomo, pur avendo ricevuto nel cuore il mistero del tempo, non è capace di comprendere la logica e il senso di questo tempo; l’uomo può solo vivere i singoli momenti opportuni che gli si presentano. La conseguenza di tale imperscrutabilità dell’opera divina non diventa per Qohelet causa di disperazione e di pessimismo o fonte di scetticismo, ma invito all’uomo a scrutare e a vivere i singoli momenti di gioia che la vita gli offre. Se questo mistero del tempo che Dio gli ha infuso nel cuore non sfocia nella comprensione dell’opera divina, non costituisce nell’uomo un dato negativo e frustrante, esso infatti lo spinge alla ricerca delle possibilità di gioia che la vita offre e soprattutto al timore di Dio. È quanto Qohelet sviluppa nei versetti seguenti.

La gioia di vivere

12 Ho concluso che non c’è nulla di meglio per essi, che godere e agire bene nella loro vita; 13 ma che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro è un dono di Dio (Qo 3,12-13).

L’affermazione del v. 12 sulla positività del mangiare e del bere per l’uomo è ancora in relazione alla domanda del v. 9: quale profitto c’è per l’uomo? Non si tratta però di una risposta riduttiva, quasi una povera consolazione lasciata da Dio a un uomo comunque incapace di comprendere il senso dell’esistenza. La formula: «Non c’è nulla di meglio», compare altre volte nell’opera (2,24; 3,22; 8,15) sempre in connessione con un precedente sviluppo negativo (nel nostro caso l’impossibilità per l’uomo di capire a fondo l’opera di Dio) e dunque si propone di evidenziare un bene reale per l’uomo. Due verbi sottolineano questo bene: «godere» e «vivere bene»; essi appaiono come compito dell’uomo: se Dio ha fatto bella e conveniente ogni cosa, l’uomo è chiamato a sperimentare questo bene nella propria vita, cioè a gioire.
In che cosa consista questa gioia viene specificato subito dopo dall’espressione «mangiare e bere» tipica di Qohelet (2,14; 5,17; 8,15; 9,7). La forza dell’espressione è nel suo significato simbolico; si tratta infatti non soltanto di necessità elementari dell’essere umano, ma della celebrazione di sentimenti profondi quali la festa, l’amicizia, il matrimonio, la nascita, l’ospitalità... Mangiare e bere appaiono così come i segni visibili della benedizione divina, essi infatti sono dono di Dio! Se il Dio di Qohelet appare da un lato lontano e irraggiungibile, dall’altro si rende presente in modo molto concreto e reale col dono della gioia del vivere. Questo richiamo al dono di Dio è importante perché esclude interpretazioni di carattere edonistico o epicureo e aggancia saldamente la fede alla vita concreta dell’uomo.

Il timore di Dio

Quest’ultima riflessione approfondisce il senso del timore di Dio sopra accennato. Le opere di Dio sono immutabili, cioè valgono per sempre, per tutto quel tempo di cui l’uomo intuisce l’esistenza, ma non il senso. Dunque, se Dio dona all’uomo le gioie della vita, non può quest’ultimo modificarle, magari accrescerle o intensificarle, perché la loro esistenza e qualità dipendono unicamente da Dio, la cui azione rimane immutabile.

14 Riconosco che qualunque cosa Dio fa è immutabile; non c’è nulla da aggiungere, nulla da togliere. Dio agisce così perché si abbia timore di lui. 15 Ciò che è, già è stato; ciò che sarà, già è; Dio ricerca ciò che è già passato (Qo 3,14-15).

Dio agisce così perché lo si tema, dove «temere» significa anzitutto riconoscere e accettare l’imperscrutabilità dell’agire divino. Chiaramente viene qui sottolineata la distanza trascendentale fra Dio e l’uomo, fra creatore e creatura. Tuttavia non c’è solo questo, perché questo Dio sa essere anche vicino all’uomo con il dono delle gioie della vita. Queste potrebbero essere intese in un ambito puramente antropologico (sarebbe allora la logica del carpe diem) o nel senso prometeico di strappare qualcosa a Dio. Invece nell’ottica di una fede che riconosce unicamente a Dio la comprensione del suo agire e quindi l’incomprensibilità per l’uomo del mistero del tempo, le gioie della vita appaiono nel loro vero significato di dono gratuito di Dio. Se il timore di Dio sottolinea con crudele chiarezza i limiti creaturali dell’uomo, gli consente pure di cogliere le gioie della vita nel loro ontologico significato di dono gratuito di Dio!
La conclusione del v. 15 è misteriosa, soprattutto l’ultima frase: «Dio ricerca ciò che è già passato». Le proposte degli autori sono numerose e discordanti. Il contesto immediato della prima parte del versetto, come quello più generale dell’intero passo di 3,1-15, suggerisce di interpretare l’espressione in senso temporale: Dio ricerca «ciò che è inseguito», cioè il tempo passato, che non può più essere ricuperato dall’uomo e tanto meno compreso. Questo appartiene a Dio, per il quale soltanto esiste una chiara comprensione di tutto il mistero del tempo. «Dio non è soggetto alla caducità del tempo, lo supera e lo raggiunge in tutta la sua estensione passata e futura; ecco perché poter dire che Dio va in cerca del passato non è strano. Secondo la mentalità di Qohelet, Dio lo trova o lo raggiunge, l’uomo no».

Conclusione

Il poema dei tempi dell’uomo (vv. 2-Cool aveva suscitato la domanda del v. 9: quale profitto per l’uomo?. Questa domanda trova la sua risposta nella riflessione dei vv. 10-15, una delle riflessioni più teologiche dell’intero libro.
Chi è Dio? Apparentemente il Dio di Qohelet è un Dio lontano da quel yhwh che entra nella storia di Israele, un Dio impenetrabile e anche arbitrario. In realtà, un’attenta lettura del testo qoheletiano ci porta a conclusioni opposte. L’uomo sa che ci sono tempi convenienti per ogni azione, sa che esiste un mistero del tempo, che Dio gli ha consegnato nel cuore, ma che gli rimane incomprensibile nella sua logica di fondo, perché questa comprensione è esclusiva di Dio. Da questo punto di vista non c’è alcun profitto per l’uomo nel suo agire.
Tuttavia, tocca all’uomo il compito di cercare e in questo suo compito egli arriva a capire due cose: nonostante tutto la gioia resta una possibilità reale che Dio gli offre, le gioie della vita infatti sono dono di Dio e invito a goderne. In secondo luogo, l’uomo capisce che l’azione di Dio, pur misteriosa e incomprensibile, suscita in lui il timore di Dio; è questo timore di Dio che permette all’uomo di autocomprendersi come creatura e di giudicare le gioie della vita unicamente come dono di Dio. È volontà di Dio che l’uomo scopra e goda la gioia, ma nessuna gioia è possibile e vera senza il timore di lui, senza il rispetto di quel mistero del tempo che Dio ha posto nel cuore dell’uomo proprio perché egli lo tema.

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Saper vivere la propria vita agganciandola a questa filosofia, significa ottenere la verità. il Maestro Motzu agli uomini, che davanti all'insegnamento del principio, che c'è un tempo per ogni cosa, gli rispondono: “Maestro, è difficile vivere agganciandosi a tutto questo, perché la vita di tutti i giorni, la famiglia, il lavoro, le tensioni e le emozioni ci portano a vivere in altro modo, con altre considerazioni e altri risultati”. Il Maestro risponde: “figliolo vedi le stelle nel cielo, i gigli nei campi, l’alternarsi del giorno e della notte? Vivono queste verità e non pensano al quotidiano ma esistono e basta. Impara da essi e scoprirai una vita piena d’amore”. Il significato del messaggio del Maestro Motzu è che ogni cosa nasce, vive e muore in un tempo previsto. Quindi non solo l’uomo, ma ogni evento della nostra vita nasce, vive e muore, perché questa è la grande legge dell’Universo. Tutto questo significa che quando una cosa è finita, è finita e che dobbiamo vivere la nostra vita in coscienza, pronti ad accettare gli avvenimenti, senza volerli cambiare con la nostra volontà, ma accettando la volontà divina.“Sia fatta la tua volontà, o Signore, e non la mia”. Questo è il grande insegnamento che tutti gli illuminati ci hanno lasciato, ma che l’uomo non riesce a vivere e a capirne il significato. Dopo un periodo negativo, se vogliamo risorgere, è necessario far morire dentro noi ciò che ci ha portato le negatività, sotterrandolo, se necessario o cancellandolo dalla nostra mente. Un rapporto familiare finito, un lavoro inutile, un conflitto con una persona inesorabile, qualsiasi negatività presente nella nostra vita può, in questo modo, essere cancellata. Bisogna far morire ciò che ci blocca, ci ferma, ci devia dalla nostra strada, perché solo allora ritornerà il tempo per rinascere. Vivere significa porre attenzione in ogni istante a ciò che si fa ed essere sempre sé stessi, inseguendo l’ESSERE e non l’AVERE. Non lasciarsi prendere dal turbinio della vita ma cercare di ottenere da essa l’armonia, l’equilibrio e il silenzio, che ci permetteranno di far nascere, dentro noi l’intuizione. L’intuizione serve per farci camminare sulla strada scrivendo la nostra storia e guidandoci nelle scelte più difficili, nelle situazioni più disperate, quando siamo soli a decidere. Chi è riuscito a vivere tutto questo ha aperto quella porta, al di là della quale, si incontra la luce. Difficile è trovare in noi questa porta e la maniglia che la apre, perché stanno all’interno del cuore e solo noi possiamo trovarla ed aprirla per permettere a tutti di entrare. Se l’uomo soffre, si arrabbia, crea conflitti interni o combatte con chi gli sta intorno, perde l’armonia o il contatto con sé stesso. Per quanto lotti o si agiti non può aggiungere un minuto alla vita che gli è stata concessa. Meglio è accettare tutto con serenità e pensare che ciò che deve essere sarà non opponendosi o cercando di cambiare le cose, perché le cose non cambiano ma seguono ciò che è scritto nell’Universo. Meglio è lasciarsi andare, seguire l’acqua del fiume, che dai monti scende al mare, non opponendo nessuna resistenza al futuro, che potrà essere migliore o peggiore di prima, in ragione di quanto siamo riusciti a lasciare di pesante e di negativo per scaricare la nostra anima. La nostra meta è l’essere, che non vuol dire “avere” ma realizzarsi, prendere coscienza di sé stessi. Ciò che blocca l’uomo nella sua crescita evolutiva sono le tensioni, le emozioni, la perdita di Serenità e di armonia provocata dal lavoro, dalla famiglia, dagli amori e dalle gelosie. L’uomo è una spugna, una calamita, che assorbe ogni negatività intorno a sé e le rende proprie vivendone le emozioni e le tensioni ad esse collegate. Per evitare ciò è necessario crearsi uno scudo protettivo, essere calmi, armonici, vincere le emozioni e le pulsioni che la vita ci porta creando amore e serenità fuori e dentro di noi. La prima regola è di non giudicare gli altri ma accettarli con le loro aggressività, le loro incoerenze, la loro ignoranza, senza lasciarsi condizionare dall’esteriorità ma andando al di là di essa: all’Anima delle persone e delle cose. Noi non siamo il centro dell’Universo, ma solo un granello di sabbia nel deserto. Non dobbiamo credere che tutto debba ruotare intorno a noi ma seguire il fluire delle onde del mare. Il loro andare e venire sulla spiaggia ci insegna che tutto ritorna, che tutto è illusione e che la speranza è sempre con noi. Non dobbiamo volere tutto e subito, ma aspettare il tempo, perché tutto ha un tempo, come dicevamo prima, e saper aspettare il proprio tempo è indice di saggezza. Dobbiamo imparare a percorrere la nostra strada senza attenderci nulla dagli altri ma semplicemente, ampliando la nostra conoscenza, per prepararci al grande ritorno: la morte. L’uomo ha paura della morte mentre dovrebbe vivere amandola perché è con lui da quando nasce. Dovrebbe imparare a conoscerla ed amarla perché non lo abbandona mai un istante e per tutta la durata della sua vita lo condiziona con paure e tensioni. Dovrebbe considerarla un’amica ed imparare a camminare a braccetto con essa per scoprire il vero valore della vita e il suo significato. La Luce ha creato vita e morte legandole indissolubilmente per l’eternità e facendole partecipi dell’Universo. Se guardaste alla morte e ai suoi valori come amate e siete attaccati alla vita scoprireste molti insegnamenti. Morire significa perdere il proprio corpo per vivere in un’altra dimensione, con altri corpi. Tutto questo è straordinario e potrebbe insegnarvi la grandezza del Creatore mentre vi incute paure e tensioni ed avete paura della morte! La realtà è che siete terrorizzati dalla paura di abbandonare le vostre sicurezze e le vostre abitudini, ciò che conoscete, capite e ritenete vostro. Non riconoscete la superiorità del Creatore, altrimenti come potreste ritenere vostre le cose che possedete sulla terra? Ciò che è vostro, perché creato da voi, sono le illusioni, le paure, le tensioni, ma come può essere vostro ciò che non avete creato ma vi è stato donato per regalarlo o portarlo agli altri? Tutto ciò che avete raccolto, guadagnato o costruito sulla terra, non potrete portarlo nelle altre dimensioni ma dovrete lasciarlo ad altri uomini: donarlo con amore a chi, forse, amore non ha mai avuto per voi. Ciò che porterete nelle altre dimensioni sarà: l’amore che avete donato agli altri, il bene che avete fatto, l’aiuto che avete dato, il dolore che avete tolto, il pane e la felicità che avete donato. Ecco come dovreste agire nella vita: sentendo l’avvicinarsi del tempo di morire: lasciare tutto ciò che avete e dedicarvi ad amare gli altri, senza dimenticarvi che morire permette di avvicinarsi alla Luce e conoscere ciò che sulla terra non potete conoscere. Se qualcuno, fra coloro che amiamo è morto, soffriamo o ci lamentiamo e consideriamo ingiusta questa morte mentre dovremmo pensare che chi ci ha lasciato è più vicino di noi alla Luce. La morte ci permette di lasciare la dimensione umana per entrare nelle altre dimensioni e sapere se potremo accedere alla Luce. Ecco cosa significa morire: verificare e mutare le proprie energie per accedere ad altre dimensioni sino a raggiungere la Luce e, forse, ritornare facendo il processo inverso. Non bisogna avere paura della morte, non bisogna soffrire per una morte, se ciò dovesse capitarvi chiedetevi: dov’è ora l’anima del morto? E non potrete altro che rispondere: “E’ nella Luce!”.



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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Dom Mag 06, 2012 3:49 pm

[quote="DolceLuna"][color=violet]Con questa canzone, vorrei dire a tutti voi che quando desideriamo ardentemente una cosa sicuramente l'avremo ed ognuno di voi che è in questo forum otterrà il meglio per sè, ma tenendo presente che il nostro tempo NON COINCODE CON QUELLO DI LASSU'. Per cui è inutile arrovellarsi su qualcuno o qualcosa, perchè evidentemente o non abbiamo scelto il "pensiero giusto" o la via giusta per arrivarci o semplicemente il tempo giusto.
Stavo pensando : quale delle tre scelte ho sbagliato?

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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Dom Mag 06, 2012 6:03 pm

Perchè ti arrovelli? Smile

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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Dom Mag 06, 2012 6:26 pm

Te lo dico in due parole Razz


Una donna forte è quella che tira la corda.
Una donna forte è una donna che sta
in punta di piedi a sollevare pesi
mentre cerca di intonare il Boris Godunov.
Una donna forte è una donna intenta
a svuotare il pozzo nero degli anni,
... e mentre spala racconta
di come non le importa di piangere, il pianto stura
i dotti lacrimali, e vomitare
sviluppa gli addominali, e
continua a spalare tirando su
dal naso.
Una donna forte è una donna nella cui mente
una voce ripete, te l’avevo detto,
brutta cattiva, puttana, musona, strillona, strega,
rompipalle, nessuno ricambierà mai il tuo amore,
perché non sei femminile, perché non sei
dolce, perché non stai zitta, perché
non sei morta?
Una donna forte è una donna determinata
a fare qualcosa che altri sono determinati
a non farle fare. Cerca di sollevare il coperchio di piombo
di una cassa da morto. Cerca di alzare
con la testa un tombino. Prova
a sfondare a testate una parete d’acciaio.
La testa le fa male. Chi aspetta che il buco
sia fatto dice, più in fretta, sei così forte.
Una donna forte è una donna che sanguina
dentro. Una donna forte è una donna che si fa
forte ogni mattina, mentre i denti s’allentano
e la schiena duole. Ogni bambino,
un dente, sentenziavano le levatrici, ed ora
ogni battaglia una ferita. Una donna forte
è un mucchio di cicatrici che fanno male
quando piove e di ferite che sanguinano
quando le urti e di memorie che si svegliano
di notte e marciano avanti e indietro.
Una donna forte è una donna che ha bisogno assoluto d’amore
come d’ossigeno oppure diventa cianotica.
Una donna forte è una donna che ama
fortemente e piange fortemente e fortemente
è terrorizzata e ha forti desideri. Una donna forte è forte
in parole, opere, relazioni, sentimenti,
non è forte come una roccia ma come una lupa
che allatta i suoi piccoli.
La forza non è in lei, ma lei
la mette in moto come il vento che gonfia una vela.
Ciò che le dà sollievo è che gli altri la amino
ugualmente per la sua forza e la debolezza
da cui sgorga, lampo da una nuvola.
Il lampo abbaglia. Nella pioggia, si sciolgono le nuvole.
Solo l’acqua delle relazioni rimane,
e ci attraversa.
Forti ci facciamo
l’una con l’altra. Finché non saremo forti tutte assieme
una donna forte è una donna fortemente spaventata.
- Marge Piercy

Le parti in grassetto, soprattutto, dicono perché mi è tanto difficile andare verso un obiettivo che è la rinuncia. Non sono tanto avanti, lo sento ancora come un fine innaturale.Adesso che l'ho letto so perché sono stata così inquieta e raggelata in questi giorni. "Non è forte come una roccia, ma come una lupa che allatta i suoi piccoli!. Peccato, bisognerà che io trovi un'altra strada. Davvero, ricordando quello che dicevi a Esme, mi snaturerei. O è presto. non lo so. mi sono sentita come se mi dovessi mutilare di una parte vitale di me. Che pensi?

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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Dom Mag 06, 2012 8:59 pm

Secondo te, perchè ho fatto una canzonomanzia dedicata al tempo? Wink e solo tu hai partecipato e ti sei sentita coinvolta? Wink tranquilla è solo un po' presto..hai bruciato molte tappe nel percorso ed ora devi riequilibrare tutto. Sei una donna forte, non temere...aspetta solo il tempo previsto Lassù Smile e nell'ultimo verso c'è la tua forza "una donna forte è una donna fortemente spaventata"

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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Lun Mag 07, 2012 7:39 am

Veramente cara Dolcissima mi sono sentita presa in causa anche io perche una cosa che ho dovuto imparare ed ancora devo imparare e' la pazienza ed anche il capire che se una cosa non arriva quando la si vuole e' perche ce un motivo...o e' troppo presto o non e' giusta....

Sapete quali sono le mie strofe preferite? queste:

Quasi quasi prendo un treno
me ne vado via lontano.
Ne ho bisogno così tanto
poi magari me ne torno indietro.

Ho bisogno di stare solo
pensare se è meglio solo.
C'è troppo disordine nella mia vita c'è
troppo disordine,
ho bisogno di un posto nuovo
non sapere più che ore son
o.
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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Lun Mag 07, 2012 8:34 am

Brava giadina...e so bene la lotta che hai fatto contro il tempo..e anche contro me, perchè ti imponevo la pazienza Laughing Laughing Laughing Laughing Laughing Laughing Laughing però hai visto che poi il puzzle si sta costruendo da solo Wink

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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Lun Mag 07, 2012 8:36 am

belissimo argomento. . .


Ultima modifica di sole il Lun Mag 07, 2012 11:22 am, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Lun Mag 07, 2012 8:48 am

Si Dolcissima ho visto....
Sai una cosa? l'imparare ad aver pazienza non mi e' servita solo per far si che gli eventi belli arrivassero,ma e' servita a ritrovare una cosa che avevo perso e cioe la calma e di conseguenza la mia dolcezza...Ricordi il primo specchio che mi hai fatto? mi parlavi appunto di ritrovare la mia dolcezza...
Ebbene oggi posso dire di essere piu calma e dolce,come sono sempre stata,tanto e' vero che le persone che mi sono vicine lo notano e l'apprezzano.... Wink

Dolcissima,i tuoi consigli ed i tuoi rimproveri,con me non vanno nell'etere ma si imprimono nella mia testa e ci penso e ci penso ed come se ci penso......aspettano solo il momento gius
to.
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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Lun Mag 07, 2012 10:44 am

So che consigli e tritate con te non cadono nell'etere e se ho insistito è perchè ti volgio bene, perchè so che fai tutto con sincerità, onestà ed umiltà Smile

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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Lun Mag 07, 2012 12:48 pm

Riassumo perché capisco che non è facile inseguire i vari post nelle diverse sezioni.Per quanto mi riguarda, il problema non è che non volessi attendere e che non avessi la pazienza di farlo.Non ho fatto altro per tutta la vita che attendere e amare chi non mi amava ed essere amata da chi non amavo. Questo aspetto l'ho capito ora bene. Il problema è stato quell'aspetto relativo al traguardo che devo raggiungere. Quando ho chiesto se il traguardo fosse, come stavo cominciando a pensare, il distacco, la rinuncia a tutto, perché mi è ,paradossalmente, sembrato l'unico modo, per me, per non avere più paura della delusione, una specie di ascetismo, di rinuncia, Luna mi ha detto sì e che ci ero vicina. Allora sono stata presa dall' apparente contraddizione (per me, intendiamoci,non nelle parole di LUna) tra la necessità di un forte impegno e lo scopo,l'annullamento. Forza e fatica per arrivare all'annullamento delle speranze e dei desideri. So che può essere un passaggio necessario per arrivare all'amore universale il dimenticarsi di sé, l'annullarsi come individuo, ma ho pensato che non ce l'avrei mai fatta, almeno in questo momento, perché speranze e aspirazioni personali sono ancora troppo forti in me.. Troppo egoismo ancora. E' ben diverso rispetto all'attendere, al non avere l'ossessione di un completamento, al vivere il presente. Qui si stava parlando di abbandonare ogni prospettiva e possibilità di completamento dal punto di vista individuale . E' a questo che era finalizzato l'invio della poesia, che è solo consapevolezza dell'immaturità mia rispetto ad un obiettivo così alto. Spero di essere riuscita a spiegarmi. Very Happy

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Ultima modifica di emmalou il Lun Mag 07, 2012 5:15 pm, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Lun Mag 07, 2012 1:46 pm

Anch'io sento mie le prime due strofe, come Giada, infatti spesso dico che prendo una valigia e parto mollando tutti... ma quando mai lo farei!?!

E poi, al momento è questo che devo risolvere: Ciò che blocca l’uomo nella sua crescita evolutiva sono le tensioni, le emozioni, la perdita di Serenità e di armonia provocata dal lavoro, dalla famiglia, dagli amori e dalle gelosie. L’uomo è una spugna, una calamita, che assorbe ogni negatività intorno a sé e le rende proprie vivendone le emozioni e le tensioni ad esse collegate. Per evitare ciò è necessario crearsi uno scudo protettivo, essere calmi, armonici, vincere le emozioni e le pulsioni che la vita ci porta creando amore e serenità fuori e dentro di noi. La prima regola è di non giudicare gli altri ma accettarli con le loro aggressività, le loro incoerenze, la loro ignoranza, senza lasciarsi condizionare dall’esteriorità ma andando al di là di essa: all’Anima delle persone e delle cose.

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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Lun Mag 07, 2012 6:52 pm

emmalou ha scritto:
Riassumo perché capisco che non è facile inseguire i vari post nelle diverse sezioni.Per quanto mi riguarda, il problema non è che non volessi attendere e che non avessi la pazienza di farlo.Non ho fatto altro per tutta la vita che attendere e amare chi non mi amava ed essere amata da chi non amavo. Questo aspetto l'ho capito ora bene. Il problema è stato quell'aspetto relativo al traguardo che devo raggiungere. Quando ho chiesto se il traguardo fosse, come stavo cominciando a pensare, il distacco, la rinuncia a tutto, perché mi è ,paradossalmente, sembrato l'unico modo, per me, per non avere più paura della delusione, una specie di ascetismo, di rinuncia, Luna mi ha detto sì e che ci ero vicina. Allora sono stata presa dall' apparente contraddizione (per me, intendiamoci,non nelle parole di LUna) tra la necessità di un forte impegno e lo scopo,l'annullamento. Forza e fatica per arrivare all'annullamento delle speranze e dei desideri. So che può essere un passaggio necessario per arrivare all'amore universale il dimenticarsi di sé, l'annullarsi come individuo, ma ho pensato che non ce l'avrei mai fatta, almeno in questo momento, perché speranze e aspirazioni personali sono ancora troppo forti in me.. Troppo egoismo ancora. E' ben diverso rispetto all'attendere, al non avere l'ossessione di un completamento, al vivere il presente. Qui si stava parlando di abbandonare ogni prospettiva e possibilità di completamento dal punto di vista individuale . E' a questo che era finalizzato l'invio della poesia, che è solo consapevolezza dell'immaturità mia rispetto ad un obiettivo così alto. Spero di essere riuscita a spiegarmi. Very Happy

Tranquilla stellina di un emmina Smile non devi rinunciare a te o annullarti, ma devi rinunciare alle situazioni che ti creano il vuoto...aspira all'amore di coppia, perchè lo avrai, desidera le cose belle dellla vita, perchè ci sono...rinuncia ai pesi che non te lo fanno credere possibile I love you I love you I love you I love you I love you I love you I love you

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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Lun Mag 07, 2012 6:53 pm

Acquamarina ha scritto:
Anch'io sento mie le prime due strofe, come Giada, infatti spesso dico che prendo una valigia e parto mollando tutti... ma quando mai lo farei!?!

E poi, al momento è questo che devo risolvere: Ciò che blocca l’uomo nella sua crescita evolutiva sono le tensioni, le emozioni, la perdita di Serenità e di armonia provocata dal lavoro, dalla famiglia, dagli amori e dalle gelosie. L’uomo è una spugna, una calamita, che assorbe ogni negatività intorno a sé e le rende proprie vivendone le emozioni e le tensioni ad esse collegate. Per evitare ciò è necessario crearsi uno scudo protettivo, essere calmi, armonici, vincere le emozioni e le pulsioni che la vita ci porta creando amore e serenità fuori e dentro di noi. La prima regola è di non giudicare gli altri ma accettarli con le loro aggressività, le loro incoerenze, la loro ignoranza, senza lasciarsi condizionare dall’esteriorità ma andando al di là di essa: all’Anima delle persone e delle cose.

Risolto questo hai risolto tutto acquolina mia Smile

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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Lun Mag 07, 2012 7:54 pm

Oh sono contenta di leggere cio che hai scritto per emmina, Dolcissima....non capivo proprio il pensiero di Emmina nel pieno della sua crisi..
Spero vivamente che non ci sia bisogno di annullarsi o rinunciare a qualcosa se cio non ci fa stare bene..ma bisogna fare proprio questo e cioe "rinunciare alle situazioni che ti creano il vuoto"...

I love you :hear
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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Mar Mag 08, 2012 5:51 am

condivido in pieno!!!
io per il mio cambiamento ho dovuto fare una rinuncia di questo tipo ma è stata la scelta più giusta di tutta la mia vita!!
Very Happy
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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Mar Mag 08, 2012 7:36 am

Smile

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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Mar Mag 08, 2012 9:20 am

DolceLuna ha scritto:
Acquamarina ha scritto:
Anch'io sento mie le prime due strofe, come Giada, infatti spesso dico che prendo una valigia e parto mollando tutti... ma quando mai lo farei!?!

E poi, al momento è questo che devo risolvere: Ciò che blocca l’uomo nella sua crescita evolutiva sono le tensioni, le emozioni, la perdita di Serenità e di armonia provocata dal lavoro, dalla famiglia, dagli amori e dalle gelosie. L’uomo è una spugna, una calamita, che assorbe ogni negatività intorno a sé e le rende proprie vivendone le emozioni e le tensioni ad esse collegate. Per evitare ciò è necessario crearsi uno scudo protettivo, essere calmi, armonici, vincere le emozioni e le pulsioni che la vita ci porta creando amore e serenità fuori e dentro di noi. La prima regola è di non giudicare gli altri ma accettarli con le loro aggressività, le loro incoerenze, la loro ignoranza, senza lasciarsi condizionare dall’esteriorità ma andando al di là di essa: all’Anima delle persone e delle cose.

Risolto questo hai risolto tutto acquolina mia Smile

Dici niente.... Rolling Eyes I love you

Comunque, in questi giorni in cui ero molto tesa e arrabbiata con il mio capo per la sua ottusità, ho chiesto agli Angeli di aiutarmi a capire e a superare la cosa e, la sera stessa ho aperto il libro di Tolle su una pagina che parlava proprio di questo argomento! e ora tu mi hai dato un'altro indizio con: La prima regola è di non giudicare gli altri ma accettarli con le loro aggressività, le loro incoerenze, la loro ignoranza, senza lasciarsi condizionare dall’esteriorità ma andando al di là di essa: all’Anima delle persone e delle cose. cheers

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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Mar Mag 08, 2012 3:10 pm

Wink

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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Ven Ago 19, 2016 7:56 pm

Buona sera cara luna Smile
Sto gironzolando nelle varie sezioni e sono approdata qua Smile
Mi è caduto l' occhietto su questa canzone.....
" C'è un tempo per tutte le cose'......questa cosa fa riflettere molto Smile
Grazie Smile
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MessaggioTitolo: Re: C'E' UN TEMPO PER TUTTE LE COSE   Mar Ott 18, 2016 2:02 pm

Sì melettina mia Smile il fatto che ci sia un tempo per tutte le cose ci deve fare riflettere, ma soprattutto ci deve aiutare nei momenti di scoraggiamento e di paura, quando vorremmo buttare tutto all'aria, perchè le cose non vanno come vorremmo noi. Gli standard di vita attuali non ci lasciano il tempo, bisogna sempre correre per arrivare dove si vuole, anche a costo di commettere qualche scorrettezza...invece saper attendere, come saper correre, la pazienza associata all'adrenalina, il cambiare stato con un semplice atto di volontà: in una parola, il controllo delle proprie emozioni e delle proprie reazioni è uno dei punti centrali del "conosci te stesso", ed è, non a caso, uno dei cardini di tutte le filosofie orientali. Quando il tempo sembra portare solo inutili attese, è proprio il momento in cui noi dobbiamo lavorare per l'obiettivo, è il momento per cambiare le cose....ma non dobbiamo pensare di cambiare l'altro (soluzione maggiormente gradita perchè meno faticosa....ma anche meno proficua alla fine!!!) dobbiamo lavorare per cambiare noi, non per adattarci all'altro e metterci in una posizione di sudditanza, come si tende a credere, ma per fortificarci e combattere gli urti della vita, uscendone vincitori.Il distacco dalle emozioni, il loro controllo, non significa necessariamente non averne, disprezzarle o volersi allontanare da esse. Significa, secondo me, averne così tante da necessitare di un modo per trarne profitto, per non esserne travolti, per apprezzare di ognuna il giusto sapore, ed averne profonda consapevolezza.

Qualcuno, di mia e vostra conoscenza Wink la chiama semplicemente pazienza. Smile

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