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 24 DICEMBRE 2014

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DolceLuna
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MessaggioTitolo: 24 DICEMBRE 2014   Mar Dic 23, 2014 11:05 pm

IL GLOBO DI NATALE


RACCONTO DI NATALE

STORIA DI NATALE

(fiaba di P. Antico)

Una donna molto povera volle preparare, per i suoi tre bambini, una focaccina di Natale. Impastò un pugnello di farina con una goccia di olio e un cucchiaio di zucchero. Impasta, impasta, ne venne una focaccina, che stava tutta nel palmo della mano. Non importa, - pensò la donna - i miei bambini saranno contenti lo stesso. Infatti i piccoli, con gli occhi sgranati, dicevano l'uno all'altro: “Che bella focaccia!”
La donna la mise nel forno della stufa e un buon profumo di dolce cotto cominciò a spandersi per la casa. “Mamma”, - esclamò il figlio maggiore – “quando si sente questo buon odore si capisce che è Natale!”
Dopo un poco la mamma tolse dal forno la focaccina dorata e croccante e la posò in mezzo alla tavola apparecchiata. Allora i bambini si misero a ballare per la contentezza. Proprio in quel momento si sentì bussare all'uscio. Era un povero vecchietto sfinito e tremante da far pietà.
“Buona gente mi fate la carità di un po' di pane? Ho tanta fame!”
La donna prese la focaccina dal tavolo e gliela porse dicendo: “Mangiatela voi, nonnino; noialtri abbiamo la minestra. Il vecchio, tutto contento, se ne andò sbocconcellando il dolce.”
Negli occhi dei bambini rimase un'ombra di delusione. Ma quando la mamma portò in tavola la zuppiera fumante, tutti si rasserenarono. “Come deve essere buona questa minestra!” gridò il secondo di quei ragazzi. – “Quando si mangia una minestra così gustosa si capisce che è Natale!”
In quel momento si sentì bussare alla porta. Era una povera donna, che portava tra le braccia un bambinello intirizzito. “Questo piccino mio ha tanta fame e tanto freddo”, disse “non potreste darmi qualcosa per nutrirlo e per riscaldarlo?” “Certamente: dategli questa minestra calda.”
“Vi ringrazio. Ma... e voialtri?”
“Oh, non importa! Noi abbiamo il pane.”
Con quale avidità il piccino ingoiò la buona minestra! Ad ogni cucchiaiata il suo visuccio smorto riprendeva colore.
“Dio ve ne renda merito” - ringraziò la poveretta nell'andarsene.
La mamma ed i suoi tre figliolini rimasero soli intorno al desco quasi vuoto. Ormai per il pranzo di Natale non era rimasto altro che il pane, ed un pochino di minestra avanzata. Essi mangiarono il pane proprio di gusto e pareva che fosse persino dolce. E che pace intorno! Quale tepore d'affetti nella povera casa! “Mamma” - esclamò il più piccolo di quei ragazzi – “adesso che ci si sente più buoni si capisce proprio che è Natale.”

IL PRESEPE….SIMBOLI E TRADIZIONI

RIASSUMIAMO LE SIMBOLOGIE RACCHIUSE NEL PRESEPE


Il presepe è una rappresentazione ricca di simboli. Elementi come la mangiatoia, l’adorazione dei pastori e la presenza di Angeli nel cielo sono riconducibili al racconto evangelico di Luca. Altri elementi appartengono ad un’ iconografia propria dell’arte sacra: Maria ha un manto azzurro, che simboleggia il cielo, San Giuseppe ha in genere un manto dai toni dimessi a rappresentare l’umiltà. La grotta rappresenta la porta d’accesso al regno dei misteri: varcarla significa entrare in un mondo sconosciuto ed oscuro, l’unico dove il mistero (lontano dagli occhi dei profani) può prendere vita. Molti particolari scenografici nei personaggi e nelle ambientazioni del presepe traggono, inoltre, ispirazione dai Vangeli apocrifi e da altre tradizioni. Per citarne alcuni, il bue a l’asinello, simboli immancabili di ogni presepe, derivano dal cosiddetto protovangelo di Giacomo, oppure da un’antica profezia di Isaia che scrive “Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone”. Sebbene Isaia non si riferisse alla nascita del Cristo, l’immagine dei due animali venne utilizzata comunque come simbolo degli ebrei (rappresentati dal bue) e dei pagani (rappresentati dall’asino). I Magi invece derivano dal Vangelo di Matteo e dal Vangelo armeno dell’infanzia. In particolare, quest’ultimo fornisce informazioni sul numero e il nome di questi sapienti orientali: il vangelo in questione fa i nomi di tre sacerdoti persiani (Melkon, Gaspar, Balthasar), anche se in molti vedono in essi un persiano (recante in dono oro), un arabo meridionale (recante l’incenso) e un etiope (recante la mirra).
Così i Re Magi entrarono nel presepe, sia incarnando le ambientazioni esotiche sia come simbolo delle tre popolazioni del mondo allora conosciuto, ovvero Europa, Asia e Africa. Anche il numero dei Magi fu piuttosto controverso. Fu definitivamente stabilito in tre, come i doni da loro offerti, da un decreto papale di Leone I Magno, mentre prima di allora oscillava fra due e dodici. Le vesti o i cavalli dei tre Magi richiamano i tre colori della trasformazione alchemica della coscienza verso la consapevolezza assoluta (“nigredo”, “rubedo” e ”albedo”): il loro è il viaggio iniziatico dell’uomo verso l’auto-realizzazione e richiama anche il cammino giornaliero del sole, bianco all’aurora, rosso al pomeriggio e nero durante la notte, secondo un ciclo a cui nessuno – né la natura e né gli uomini – possono sfuggire. Tuttavia, alcuni aspetti derivano da tradizioni molto più recenti. Il presepe napoletano, per esempio, aggiunge alla scena molti personaggi popolari, osterie, commercianti e case tipiche dei borghi agricoli, tutti elementi palesemente anacronistici. Tra i personaggi principali c’è Benino, il pastorello dormiente. Rappresenta il cammino da affrontare fino alla grotta centrale (dove il mistero verrà svelato) e per questo motivo è di solito posto su un’altura, ad indicare l’inizio del percorso. Benino dorme e sogna: soltanto una condizione di non-coscienza, o di coscienza alterata ci può permettere un viaggio iniziatico/evolutivo come questo in cui il fine ultimo è il Risveglio e la Rinascita della coscienza a un livello superiore, oltre la sfera terrena. Il sonno inoltre è pieno di simboli, gli unici in grado di svelare la relazione tra il Cielo e la Terra a coloro che posseggono gli strumenti per capire, secondo una concezione “settaria” che per molto tempo ha caratterizzato i viaggi iniziatici. Il male è rappresentato nell’osteria e nei suoi avventori, mentre il personaggio di Ciccibacco, che porta il vino in un carretto con le botti, impersona il Diavolo. Da sempre il diavolo si presenta in vesti camuffate agli uomini: il suo fine è di attrarli verso il male senza che questi possano averne coscienza e di manifestarsi (eventualmente) solo a compito avvenuto. Nel presepe, l’Oste attira la gente nell’osteria e lì, tra l’ebbrezza del vino e del cibo, obnubila la coscienza e impedisce agli uomini di accorgersi che poco più lontano il Figlio di Dio sta venendo alla luce, dando vita al mistero più grande di tutti i tempi. In altre tradizioni il diavolo può essere impersonato dal panettiere o dal fornaio: il pane materiale che ha preso vita in un forno, simbolo del fuoco dell’Inferno, sostituisce quello spirituale e sazia il corpo senza nutrire lo spirito. Altri personaggi popolari sono altrettanto ricchi di significato: la Lavandaia è colei che purifica le vesti dei defunti ed è anche metafora del parto (levatrice/lavatrice); la Zingara è allusione all’elemento lunare e profetico e simboleggia la profezia della venuta del Cristo: viene sempre posta vicino a un Pozzo (l’apertura che mette in comunicazione l’Alto e il Basso, il Cielo e la Terra) o a una Fontana. Anche la Fontana, a sua volta, richiama i luoghi umidi delle credenze popolari dove solitamente si manifestavano fatti magici e dove avvenivano “incontri” inspiegabili. La tradizione riconosce inoltre nella figura della giovane che si accinge ad attingere acqua, con in mano la brocca da riempire, una metafora dell’episodio evangelico dell’Annunciazione e del concepimento di Maria (acqua come grembo materno e come fonte primaria di vita). La Zingara con il bambino in braccio alluderebbe invece alla fuga in Egitto di Maria. Anche il Pescatore e il Cacciatore hanno una collocazione scenica significativa: entrambi sono vicini alle acque di un fiume, dove “tutto scorre”, compresa la vita stessa. Mentre il Pescatore allude al Pescatore di anime che sarà il Cristo e quindi viene posizionato in alto; il Cacciatore sta in basso e rappresenta la caccia “terrena” finalizzata alla sola sopravvivenza del corpo. Nel presepe bolognese, invece, vengono aggiunti alcuni personaggi tipici, la Meraviglia, il Dormiglione e, di recente, la Curiosa. Elementi scenici importantissimi sono: il Ponte, simbolo del passaggio all’Aldilà; il Mulino fornito di ruota o di pale: i giri ricordano il tempo che trascorre, passa e ricomincia. La macina che schiaccia il grano per produrre la farina diviene sinonimo della morte che precede la vita: dalla farina infatti prenderà vita il pane, nutrimento indispensabile per la vita stessa. Le pecore, infine, rappresentano il popolo di Dio di cui Cristo è unico Pastore.

UN’IDEA REGALO FATTA “IN CASA”

IL SIGNIFICATO DEL “REGALO”


Lo scambio di regali è una usanza che appartiene da lungo tempo alle nostre società, ma il nostro vivere sociale spesso ha trasformato un elemento di coesione tra individui in un semplice esercizio di consumo.
Il significato che è alla base del donare è un dare senza ricevere nulla in cambio. Sembrerebbe un gesto fine a se stesso, assolutamente personale. In realtà qualcosa in cambio la si ottiene: oltre all'usanza di scambiarsi dei doni, in primo luogo chi fa un regalo riceve attenzione , gratitudine e in generale tutto ciò che rientra nel campo degli affetti e che un atto di "altruismo" suscita nel destinatario. Tuttavia il nostro ambiente sociale mette in risalto spesso solo l'aspetto consumistico del regalo, l'acquisto.
Nella vita quotidiana il dono è quasi sempre associato ad una occasione, un evento particolare. Il regalo così diventa come un rito , un qualcosa da ripetere più per dovere che per iniziativa personale. Ecco che accade di ridursi "all'ultimo momento" e di non sapere cosa regalare, perché il tutto non nasce da un sentimento individuale. Più che il desiderio di donare qualcosa a qualcuno permane semmai il sentimento verso il rito, verso la tradizione. Pensiamo al Natale: se non fosse un evento particolare non ci troveremmo tutti a scambiarci dei doni; tuttavia c'è l'atmosfera, la forza evocativa della festa ci fa entrare nello spirito dello scambio, e sarebbe triste non ricevere o non regalare nulla.
Nei fatti il dono natalizio non nasce dall'esigenza di esprimere una forma di affetto destinata all'altro, a chi ci circonda, ma da un sentimento, che ha origine nella festa stessa, che è di tutti coloro che condividono il nostro ambiente culturale.
Ma il senso di un regalo va al di là dell'occasione, è prima di tutto un elemento di relazione fra individui, un modo per sentirsi più uniti, un modo per suggellare il proprio affetto o dimostrare la propria stima verso l'altro. E' un mezzo di comunicazione , e può essere usato laddove con altri mezzi si è poco capaci o preparati: è un gesto che può sostituire le parole e può davvero aiutare a colmare alcune incomunicabilità, purchè venga fatto nel modo giusto.
E' questo un aspetto fondamentale del donare: in quanto mezzo di comunicazione il donodeve avere cura del destinatario. In questo senso noi vogliamo che ciò che regaliamo piaccia, sia utile, sia adatto a chi lo riceverà. Perché più il dono sarà "azzeccato", più sarà apprezzato colui che lo ha portato, e in questo modo il regalo sarà oggetto di gratificazionesia per il ricevente, sia per il donatore. Presupposto fondamentale per questo è che, in principio, venga focalizzata l'attenzione sulle persone (e non sull'oggetto da acquistare): è così che va cercato un regalo. Innanzitutto bisogna sapere cosa è gradito al destinatario, e quindi richiamare alla memoria la nostra conoscenza di quella persona, come la valutiamo, cosa abbiamo in comune e cosa non condividiamo, cosa egli vorrebbe. Ma dobbiamo anche riflettere su di noi, e in particolare su cosa vogliamo comunicare con quel dono: si tratta di stima? Amicizia? Amore? Interesse?
Quindi donare è anche un modo per conoscersi e per riconoscersi , è un momento di introspezione e allo stesso tempo di indagine verso qualcun altro.
Questa riflessione è un invito a riconsiderare alcuni gesti che spesso rientrano in una sorta di automatismo, ma che nascondono un valore profondo per la qualità dei rapporti umani.


UNA DECORAZIONE NATALIZIA


UNA DIVINAZIONE


Continua il periodo di astensione da consulti e divinazioni di ogni genere. Questo periodo va dal 23 al 27 Dicembre (inclusi) Per un consiglio urgente o un dubbio importante da risolvere, potete sempre rivolgervi agli Angeli, chiedendo Loro un consiglio, esclusi i gironi 25 e 26 Dicembre


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MessaggioTitolo: buongiorno a tutte..........   Mer Dic 24, 2014 8:27 am

questo racconto che parla.della carità è il più bello in assoluto...buona vigilia di Natale a voi tutte.....
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giada
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MessaggioTitolo: Re: 24 DICEMBRE 2014   Mer Dic 24, 2014 10:07 am

Buona vigilia di natale a tutti I love you
Come sempre,bella la storia,ma bello il significato del regalo.
I love you
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Acquamarina
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MessaggioTitolo: Re: 24 DICEMBRE 2014   Mer Dic 24, 2014 11:00 am

Buongiorno a tutti e buona Vigilia.
Proprio ieri ho visto il pastorello dormiente e mi chiedevo chi fosse Smile

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MessaggioTitolo: Re: 24 DICEMBRE 2014   Mer Dic 24, 2014 1:33 pm

Buona vigilia a tutte! Very Happy
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MessaggioTitolo: Re: 24 DICEMBRE 2014   

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