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 15 DICEMBRE 2015

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DolceLuna
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MessaggioTitolo: 15 DICEMBRE 2015   Mar Dic 15, 2015 1:46 pm

PREGHIERA DI NATALE

PREGHIERA DI NATALE PER LA FAMIGLIA

O Dio onnipotente e Padre misericordioso,
noi ti ringraziamo,
in questo giorno di Natale,
per aver mandato il Figlio tuo unigenito
a salvarci dal peccato e a conquistarci alla tua paternità.
Per l'infinito amore che spinse il tuo Figliolo
a farsi come uno dei nostri bambini ti preghiamo.
Benedici questa nostra famiglia
perché sia sempre Chiesa domestica
dove risuonino le parole buone
che allietano e consolano.
Benedici il nostro lavoro e le nostre iniziative
per un domani migliore
pieno di serenità e di pace.
Infondi coraggio e serenità nei giorni della prova;
dona pazienza,
capacità di dialogo
e concordia nelle cose di ogni giorno.
Dona alla nostra mensa il pane quotidiano;
rafforza in noi il desiderio del pane soprannaturale
che è il Corpo e il Sangue del tuo Figlio.
Allontana da noi ogni tentazione di egoismo
e di superbia, di infedeltà e di discordia.
Fa che proviamo sempre la gioia di essere noi l'uno per l'altro
e di essere assieme aperti a tutti i nostri fratelli.
Aumenta in noi la chiarezza della fede,
la certezza della speranza, l'ardore della carità.
Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

IMMAGINE DI NATALE



LA VEGLIA DI NATALE

VEGLIA DI NATALE LIBERAMENTE TRATTA DA “IL PICCOLO PRINCIPE”


VOCE GUIDA: E’ Natale. Stiamo per festeggiare quella che, con la Pasqua, è la più grande solennità Cristiana che ci invita a riflettere sul mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio e della sua venuta tra gli uomini, come uomo.
Il porre al centro del Natale un neonato, ha fatto di questa festa un giorno particolare per tutti i bambini, protagonisti di questi momenti familiari e raccolti. I bambini. Nel Vangelo si dice che se non si ha il cuore dei bambini non si entra nel Regno dei cieli. I bambini, a dispetto della considerazione che gli adulti hanno per loro sono spesso portati come esempio da Gesù che invita tutti ad accoglierli, non certo per un semplice gesto di cortesia, ma per imparare da loro -sì, imparare!- come bisogna stare davanti al Signore, come ascoltare la Sua Parola, come vivere ed agire.
Questa notte allora, in attesa della celebrazione che ci farà rivivere il mistero compiutosi proprio duemila anni fa a Betlemme, vogliamo riflettere su Cristo con un bambino speciale: il Piccolo Principe, anche lui venuto sulla terra per un messaggio speciale: ascoltiamolo, sforzandoci di ricordare quando eravamo bambini, perché tutti lo siamo stati una volta.


AVIATORE: sei anni fa ebbi un incidente col mio aeroplano nel deserto del Sahara. Qualche cosa si era rotta nel motore, e siccome non avevo con me ne un meccanico, ne dei passeggeri, mi accinsi da solo a cercare di riparare il guasto. Era una questione di vita o di morte, perché avevo acqua da bere soltanto per una settimana. La prima notte, dormii sulla sabbia, a mille miglia da qualsiasi abitazione umana. Ero più isolato che un marinaio abbandonato in mezzo all’oceano, su una zattera, dopo un naufragio.

VOCE GUIDA: Molto spesso nella vita di ciascuno di noi ci si trova di fronte a difficoltà che ci fanno perdere di vista la meta. Ed è proprio in quei momenti, in cui ci sentiamo persi, che ci sembra di essere soli proprio come l’aviatore nel deserto, lontani da tutto ciò che può aiutarci e può farci sentire sicuri. La solitudine è un fermarsi per un po’ in una dimensione senza tempo e senza spazio per fissare meglio -finalmente- il nostro vero obiettivo; per ricordarci il valore della nostra esistenza sulla Terra. La solitudine, il deserto, è il luogo in cui si viene avvicinati dal Signore.


PRINCIPE: Mi disegni, per favore, una pecora?
AVIATORE: cosa?
PRINCIPE: Disegnami una pecora

AVIATORE: Balzai in piedi come fossi stato colpito da un fulmine. Mi strofinai gli occhi più volte guardandomi attentamente intorno. E vidi una straordinaria personcina che mi stava esaminando con grande serietà. La guardavo fissa con gli occhi fuori dall’orbita per lo stupore. Dovete pensare che mi trovavo a mille miglia da una qualsiasi regione abitata; eppure il mio ometto non sembrava smarrito in mezzo alle sabbie, ne tramortito per la fatica, o per la fame, o per la sete, o per la paura. Niente di lui mi dava l’impressione di un bambino sperduto nel deserto. Ma cosa fai qui?

PRINCIPE: per piacere, disegnami una pecora…

AVIATORE: quando un mistero è così impressionante, non si osa disubbidire. Tirai fuori dalla tasca un foglietto di carta e la penna stilografica. Ma poi ricordai che i miei studi si erano concentrati sulla geografia, sulla storia, sull’aritmetica e sulla grammatica, e gli dissi:Non so disegnare!

PRINCIPE: Non importa. Disegnami una pecora…

AVIATORE: non avevo mai disegnato una pecora e allora feci per lui il boa dal di fuori, da tutti sempre scambiato per un cappello, e fui sorpreso di sentirmi rispondere:

PRINCIPE: no, no, no! Non voglio l’elefante dentro al boa. Il boa è molto pericoloso e l’elefante molto ingombrante. Ho bisogno di una pecora: disegnami una pecora.

AVIATORE: Dopo che mi furono rifiutati, anche se con gentilezza ed indulgenza, diversi disegni della pecora, esausto e spazientito disegnai per lui una cassa. La tua pecora è qui dentro

PRINCIPE: questo è proprio quello che volevo


VOCE GUIDA: L’aviatore, sorpreso dall’inaspettata visita del Piccolo Principe, rimane ancora più stupito dalla richiesta che gli viene fatta: “disegnami una pecora”. Sopraffatto dal pensiero di poter riavviare il motore e salvarsi dall’arsura del deserto, l’aviatore percepisce come fuori luogo una richiesta così insistente. Quando, nella nostra vita, ci viene chiesto di compiere un passo che non comprendiamo, cerchiamo di attaccarci alle nostre certezze, dietro le quali ci nascondiamo, piuttosto che fare la fatica di accogliere la nuova prospettiva che si ha di fronte, pure nella sua semplicità, ma che non rientra negli schemi fissi che spesso imbrigliano la nostra vita. Così ci accade quando inaspettatamente, Dio ci viene incontro. La via più facile, meno impegnativa, è quella di rispondergli con la nostra ordinarietà, con il nostro “futuro” preconfezionato che sa tanto di “passato”. “Quando il mistero è troppo impressionante, nono si osa disobbedire”. Nonostante tutte le nostre incomprensioni e i nostri freni, spesso non ci è dato di capire subito, ma ci è chiesto di buttarci. “Il mio amico mi sorrise gentilmente e con indulgenza”. Come il Piccolo Principe ha pazienza verso l’aviatore che non riesce a soddisfare la sua richiesta, così Gesù lascia il tempo alla nostra intelligenza di comprendere che la sua proposta riguarda qualcosa di più profondo per la nostra vita. Ma dobbiamo fidarci!

AVIATORE: Fu così che mi ritrovai ad ascoltare quel bambino che non conoscevo, ma che mi affascinava per quello che aveva da raccontare, per la sua avventura. Ogni giorno imparavo qualcosa sul suo pianeta e sul suo viaggio. Fu così che conobbi il dramma dei baobab. Riteneva di vitale importanza che le pecore potessero mangiare gli arbusti, in primo luogo gli arbusti di baobab. Ma perché vuoi che le tue pecore mangino i piccoli baobab?

PRINCIPE: be’! Si capisce. Sul mio pianeta ci sono, come su tutti i pianeti, le erbe buone e quelle cattive, di conseguenza dei buoni semi di erbe buone e dei cattivi semi di erbe cattive. Ma i semi sono invisibili; dormono nel segreto della terra fino a che all’uno o all’altro pigli la fantasia di risvegliarsi. Allora si stira, e sospinge da principio timidamente verso il sole un bellissimo ramoscello inoffensivo. Ora, un baobab, se si arriva troppo tardi, non si riesce più a sbarazzarsene. Ingombra tutto il pianeta. Lo trapassa con le sue radici. E se il pianeta è troppo piccolo e i baobab troppo numerosi, lo fanno scoppiare.

VOCE GUIDA: Ogni uomo, prima o poi, si imbatte in un baobab. Non è certo facile ammettere che il baobab – ciò che ci soffoca nella vita – è il frutto delle nostre scelte, dei nostri sbagli, dei nostri errori. I baobab, prima di diventare grandi cominciano con l’essere piccoli. Sta a ciascuno di noi decidere se strappare questi arbusti fintanto che non contaminino la vita intera, oppure lasciare che crescano ed invadano la nostra esistenza, mettendo radici profonde che succhino linfa vitale. Fare dei soldi o di se stessi degli idoli, non saper o non voler affrontare le proprie debolezze, sono i modi migliori per soffocare ciò che di nobile Dio ha posto dentro ciascun uomo. Non si può sprecare un’esistenza che non riesca ad andare oltre se stessi! Per liberarci da ciò che ci angoscia, allora dobbiamo davvero percorrere il deserto: lì emerge la vera interiorità di ogni uomo, che si compie pienamente nella rinuncia a ciò che lo opprime e quindi nell’incontro con Dio. Nel deserto non crescono i baobab.


Preghiera


VOCE GUIDA: Il piccolo Principe, prima di giungere sulla Terra, aveva visitato altri pianeti, sui quali aveva incontrato personaggi bizzarri, ma che, a ben guardare, non erano molto diversi dagli uomini della Terra.

VANITOSO: Mi ammiri veramente?
PRINCIPE: Che cosa vuol dire ammirare?
VANITOSO: Ammirare vuol dire riconoscere che io sono l’uomo più bello, più elegante, più ricco e più intelligente di tutto il pianeta.
PRINCIPE: Ma tu sei solo sul tuo pianeta!
VANITOSO: Fammi questo piacere. Ammirami lo stesso!
PRINCIPE: Ti ammiro, ma tu che te ne fai?

PRINCIPE: Che fai?
UBRIACO: Bevo
PRINCIPE: Perché bevi?
UBRIACO: Per dimenticare
PRINCIPE: Per dimenticare cosa?
UBRIACO: Per dimenticare che ho vergogna
PRINCIPE: Vergogna di che?
UBRIACO: Vergogna di bere:

AVARO: cinquecentounmilioni seicentoventiduemila settecentotrentuno
PRINCIPE: Milioni di cosa?
AVARO: Milioni di quelle piccole cose dorate che si vedono qualche volta brillare nel cielo.
PRINCIPE: Oh, di stelle! E che te ne fai di queste stelle?
AVARO: Niente, le possiedo.
PRINCIPE: Le possiedi?! Ma a che cosa ti serve possederle?
AVARO: Posso depositarle in banca e cioè scrivo su un pezzetto di carta il numero delle mie stelle, sono un uomo serio io!
PRINCIPE: E’ divertente, è poetico, ma non è molto serio… io possiedo un fiore che innaffio tutti i giorni e possiedo tre vulcani dei quali spazzo il camino. E’ utile al mio fiore e ai miei vulcani che io li possegga.

AVIATORE: dunque tu possiedi un fiore e tre vulcani?

PRINCIPE: sì, tre vulcani alti quanto uno sgabello, dei quali uno spento… Ma possiedo una bellissima rosa, che è unica in tutto l’universo! Non è molto che è arrivata sul mio pianeta: è spuntata un giorno da un seme arrivato chissà da dove. E io ho sorvegliato da vicino questo ramoscello che non assomigliava a nessun altro ramoscello. Ho temuto che si trattasse di una nuova specie di baobab… ma ho assistito alla formazione di un bocciolo enorme, ed ho capito che si trattava di un fiore, quindi non l’ho strappato. E poi ecco che un mattino, proprio al levar del sole, si è mostrato.

AVIATORE: ed era così bello questo tuo fiore?

PRINCIPE: oh, sì! Era bellissimo! Ma anche orgoglioso… Sai, ha preteso che gli servissi la colazione, che lo innaffiassi, che gli mettessi un paravento per proteggerlo dalle correnti d’aria e – di notte – lo riparassi dal freddo sotto una campana di vetro. Aveva anche la brutta abitudine di farmi venire dei rimorsi, anche quando aveva torto. E nonostante la mia buona volontà ed il mio amore ho cominciato a dubitare di lui.

AVIATORE: ma perché mai?

PRINCIPE: ho preso sul serio alcune sue parole senza importanza, che mi hanno reso infelice. E così ho lasciato il mio pianeta.

AVIATORE: ma sei proprio sicuro che fosse un fiore unico al mondo?

PRINCIPE: certo, me l’ha detto proprio la mia rosa.

AVIATORE: sai, sulla terra, di fiori come il tuo, ce ne sono a migliaia. Guarda là, per esempio. Il piccolo Principe si reca davanti al roseto.

PRINCIPE: sono molto triste… la mia rosa mi aveva raccontata che era la sola della sua specie in tutto l’universo. Ed ecco che ce ne sono cinque mila, tutte simili, in un solo giardino! Mi credevo ricco di un fiore unico al mondo e non possiedo che una qualsiasi rosa…

VOCE GUIDA: il piccolo Principe, si mise a piangere, ma proprio in quel momento ebbe un incontro importante.
Quante volte ci poniamo davanti a Dio credendo unico il suo amore per noi. E quante volte ci siamo chiesti come manifestiamo il nostro amore per lui. Quando esiste – se esiste – un rapporto con Dio, solitamente è basato sul chiedere, quasi che ciò che domandiamo ci sia dovuto, come se la nostra vita non ci fosse stata donata, bensì sia nostra proprietà. È così che ci riteniamo padroni della nostra esistenza, attribuendoci tutti i successi della vita ma rinfacciando al Creatore i nostri fallimenti…
Troppe volte ci sottomettiamo al nostro orgoglio, mentre avremmo bisogno di ascoltare una parola amica, giusto per “addomesticarlo”. Così accadde al piccolo Principe.

Volpe: Buon giorno.
Principe: Buon giorno.
Volpe: Sono qui sotto al melo…
Principe: Chi sei ? Sei molto carino…
Volpe: Sono una volpe.
Principe: Vieni a giocare con me, sono così triste…
Volpe: Non posso giocare con te, non sono addomesticata.
Principe: Ah! Scusa. Che cosa vuol dire addomesticare?
Volpe: Non sei di queste parti, che cosa cerchi?
Principe: Cerco gli uomini. Che cosa vuol dire addomesticare?
Volpe: Gli uomini hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?
Principe: No, cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?
Volpe: E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…
Principe: Creare dei legami?
Volpe: Certo. Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo. Se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata… Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano. Per favore addomesticami.
Principe: Volentieri, ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose.
Volpe: Non si conoscono che le cose che si addomesticano. Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami.
Principe: Che bisogna fare ?
Volpe: Bisogna essere molto pazienti. In principio tu ti sederai un po’ lontano da me. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla: le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…
Aviatore: il piccolo Principe ritornò l’indomani.
Volpe: sarebbe stato meglio ritornare ala stessa ora. Se tu vieni tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora preparami il cuore…
Aviatore: Così il piccolo Principe addomesticò la volpe.

VOCE GUIDA: Addomesticare significa creare dei legami, cioè lasciare un’impronta nel cuore di un’altra persona, un segno indelebile che diventa più profondo man mano che dedichiamo tempo ed attenzione a questo rapporto. Spesso, il nostro intelletto è impegnato nel comprendere la natura ed il significato della forza che ha tenuto insieme il nostro mondo, fin dalla sua Creazione, forza che sembra perdere la sua presa per colpa dell'ordinarietà in cui viviamo.
Bhè, un possibile risultato di questo sforzo ci è offerto da questo brano: Dio è sempre disposto ad “addomesticarci” con il suo amore, unico per ciascuno dei nostri cuori. È proprio questo il, segreto che la volpe svela al piccolo Principe:

VOLPE: ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.
PRINCIPE: l’essenziale è invisibile agli occhi…
VOLPE: è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.
PRINCIPE: è il tempo che ho perduto per la mia rosa…
VOLPE: gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa.

VOCE GUIDA: E' quindi solo l'uomo che deve decidere di attingere punti di riferimento da questo eterno amore, per orientarsi nella mutevole esistenza che gli si presenta; è per mezzo dell'amore che l'uomo prende coscienza della realtà che vive.
Paradossalmente, la qualità di saper amare è anche la più difficile, e la sua importanza viene rivalutata solo quando il nostro tesoro più bello ci è scappato dalle mani, in parte per colpa del destino ed in parte per colpa nostra; sì, perché si arriva sempre troppo tardi ad essere in grado di amare ciò che veramente vale. E per amare ci vuole Amore e Pazienza ed ancora Amore; basta solo un po’ di rispetto verso di noi e verso la sensibilità di chi ci sta accanto, basta solo non sottovalutare mai le sensazioni e le speranze, i sogni e gli ideali delicati e teneri che vivono negli altri cuori, perché è questa la magia del tutto, questa è la magia del Natale, invisibile ai più e difficile da portare a galla.
Certo, qualcuno potrebbe obiettare che il nostro legame con Dio è fragile perché non si basa sulla ragione o sulla mera comunicazione verbale, ma è la volpe stessa che, dialogando con il piccolo Principe, afferma che a volte “le parole sono fonte di malintesi”, offrendoci così una prospettiva diversa, cioè una situazione in cui il nostro rapporto con il Signore si presenta come una consapevolezza intima, aliena dal discorso.
E' in quest'ottica che noi possiamo vedere bene solamente con il cuore, dato che l'essenziale è invisibile agli occhi. Non lasciamo quindi che la superficialità contamini la nostra vita facendoci vagabondare nello scorrere del tempo; noi, come creature di Dio, abbiamo la possibilità di muoverci attraverso il tempo e di dirigerci verso l'amore che Dio ci riserva.
Nemmeno si dubiti dell'esistenza di questo amore perché è ancora una volta la volpe, affermando che si diviene responsabili di ciò che si è addomesticato, ad assicurarci che il Signore non illude né abbandona chi Lo ricerca.


NEL GIARDINO DEGLI ANGELI



BISOGNA PROPRIO STUDIAR L'ARITMETICA


In una piccola camera, seduto ad un tavolino Enrichetto contando sulle dita, studia la sua lezione.
- Tre più tre fa sei, più tre fa nove, più tre fa dodici....Ah, comè è difficile l'aritmetica! Eppure bisogna proprio ch' io la studi, se no, mi fa de' brutti tiri....Ve la devo raccontare la disgrazia che m'è successa stamane ? Ecco, ero qui seduto e facevo il mio compito da presentare domani, quando a un tratto giù nella via sento gridare:- Uva, uva, oh che bell' uva!
Io alzo la testa dal mio quaderno e guardo la mamma. Si sa, la mamma indovina sempre i miei desideri quando io la guardo ed è per questo che io l'ho guardata bene, proprio bene....
Questa volta però sembrava ella non indovinasse niente, poichè s'era rimessa a lavorare con lestezza, ma finalmente mi ha detto :
- Tu vorresti un po' d' uva, nevvero ? - Oh, sì, mamma, - ho gridato alzandomi di scatto e correndo alla finestra. - E com'è bella! - ho soggiunto dopo aver dato uno sguardo nella via.
- Ma, sai? non ho spiccioli.
- Non importa, mamma.
- Non ho che una moneta da due lire.
- Dammi quella. Compro due soldi d'uva e ti riporto il resto.
- Ma se il venditore si sbaglia tu non te ne accorgi.
- Sì , sì mamma, me ne accorgo! Presto presto che quell'uomo se ne va !
- Sta attento , Enrichetto , se no ci rimetti del tuo!
- Sì, sì, rispondo io, - dissi correndo giù per le scale.
Giunto in istrada scelgo due bei grappoli d' uva; com'era bella ! proprio color dell'oro ! E doveva essere buonissima; però io non l'ho gustata per nulla. Pensando al vuoto del mio borsellino
mi pareva quasi che non avesse sapore. Il fatto sta che ci avevo rimesso trenta centesimi. Sicuro! sei soldi nuovi che la mamma aveva levati bravamente dal mio salvadanaio e tutto in grazia di questa birbona d'aritmetica!
Ecco come era andata…Io diedi al venditore la moneta da due lire e quello mi restituì una quantità di soldi. Quanti! avevo detto fra me; certo ci sono tutti! Però mi ero messo a contarli, ma ben presto dovetti convincermi che la cosa era troppo difficile per me. Insomma, per farla breve, ho portato alla mamma trenta centesimi di meno ed essa per mantenere la parola, li ha levati dal mio borsellino
(Enrichetto si, passa il, fazzoletto sugli occhi). Ecco, vedete? Mi vien da piangere al solo pensarci.... Ed è per questo che son qui a studiare l'aritmetica così di buona voglia... anzi vi consiglio di studiarla anche voi se no ve ne pentirete e piangerete anche voi !... Ed ora che ho finito il mio racconto, permettete che vi saluti e mi rimetta a studiare. (Fa un inchino, riprende l'abaco e incomincia): Quattro più quattro otto; otto più otto sedici…

POESIA DI NATALE


VIENI SIGNORE GESU'

Il Signore viene
anche in questo Natale
per coloro che gli aprono il cuore.
Egli sta alla porta della nostra vita,
se vigilanti lo attendiamo,
per portarci i doni del suo amore.
Buon Natale!


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MessaggioTitolo: Re: 15 DICEMBRE 2015   Mar Dic 15, 2015 4:39 pm

Sempre molto istruttivo il piccolo principe.
Ma la rosa che fa sentire in colpa anche quando ha torto mi fa pensare a qualcuno afro

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MessaggioTitolo: Re: 15 DICEMBRE 2015   Mar Dic 15, 2015 7:18 pm

Facciamo un nome a caso? Razz Razz Razz Razz Razz Razz Razz

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MessaggioTitolo: Re: 15 DICEMBRE 2015   

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