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 19 DICEMBRE 2015

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DolceLuna
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MessaggioTitolo: 19 DICEMBRE 2015   Sab Dic 19, 2015 12:44 pm

PREGHIERA DI NATALE

GESU’ LUCE DEL MONDO


Illumina, Signore. con lo splendore della tua gloria
e infiamma sempre più il mio cuore,
perché riconosca il Salvatore
ed entri in comunione con lui.
Tu lo hai mandato come luce nuova
che appare all'orizzonte del mondo
e sorgendo rinnova tutta la vita.
La gloria del Redentore irraggi nel mio cuore
perché giunga alla luce che non ha fine.
Donami, o Padre, l'esperienza viva del Signore Gesù
che si è rivelato alla silenziosa meditazione dei magi
e all'adorazione di tutte le genti,
e fa che tutti gli uomini trovino verità e salvezza
nell'incontro illuminante con lui.


IMMAGINE DI NATALE



LA VEGLIA DI NATALE

VEGLIA DI NATALE DELLA PARROCCHIA BEATA VERGINE DI FATIMA DI AGRIGENTO (AG)

INTRODUZIONE

Guida: La tradizione giudaica usava distinguere quattro notti fondamentali nella storia dell’umanità.
La prima notte era stata quella della creazione.
La seconda notte era stata quella dell’alleanza con Abramo.
La terza notte è legata alla liberazione dalla schiavitù d’Egitto. È la notte della Pasqua e della libertà.
La quarta ed ultima notte sarà quella del Messia. È quest’ultima notte che noi ora celebriamo!
In questa notte di prodigio, celebrata dalla Chiesa per antichissima tradizione, la buona e bella notizia compie la sua corsa fino ai confini della terra: i nostri occhi ora vedono la salvezza (Lc 2, 30) e la misericordia, vero volto di Dio che «ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3, 16a).
Contempliamo, dunque, in questa santa notte, questo mistero di salvezza nella luce che brilla nelle tenebre, nella Parola fatta carne, nel Pane disceso dal cielo!
Adesso, in silenzio e in profondo raccoglimento, ci prepariamo a vivere questa splendida notte e, nella fede, ci uniamo a tutti i cristiani che nel mondo intero fanno memoria di questo evento della nostra salvezza.


RITI DI INTRODUZIONE

Mentre si esegue il canto d’ingresso, i ministri ed il Celebrante entrano processionalmente.

Il Celebrante, omettendo la venerazione dell'altare, si reca alla sede ed inizia la celebrazione con il seguente Invitatorio. Segnandosi col segno di croce dice:

Cel. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue.
Tutti che ha fatto di noi un regno,
sacerdoti per il suo Dio e Padre,
a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.

C. Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà,
anche quelli che lo trafissero,
e per lui tutte le tribù della terra
si batteranno il petto. Sì! Amen.
T. Dice il Signore Dio:
Io sono l’Alfa e l’Omèga,
Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente.

C. La misericordia del Padre,
l’amore del Verbo fatto carne,
e la comunione dello Spirito Santo
sia con tutti voi.
T. E con il tuo spirito.

CELEBRAZIONE VIGILIARE

Dopo una breve pausa di silenzio, il Celebrante dà inizio alla Celebrazione Vigiliare con la seguente Monizione:

Carissimi fratelli e sorelle, con questa liturgia vigiliare entriamo nel Tempo del Natale, un tempo di grazia nel quale facciamo memoria del grande mistero dell’Incarnazione del Verbo, esordio della nostra redenzione.
Mentre il mondo è passato dalla luce del giorno al buio della notte, la nostra comunità parrocchiale si raduna in preghiera e invoca e spera la venuta gloriosa del Cristo, volto visibile dell’amore misericordioso del Padre e luce che illumina il mondo perché Egli, con la sua presenza, come la colonna dell’esodo, guidi il suo popolo alla salvezza eterna, rischiari l’umanità avvolta dalle tenebre (Gv 1, 4-5), distrugga il peccato e ci mostri la radiosa luce del suo volto.
A lui volgiamo la nostra preghiera e il nostro cuore per lasciarci illuminare e camminare nella sua luce.

LUCERNALE


Dopo un breve momento di silenzio, il Celebrante proclama l'INVOCAZIONE A CRISTO LUCE DELLE GENTI, alternandosi con l'assemblea.

C. O Cristo, Verbo di Dio,
luce della luce senza principio,
aiuto dello Spirito Santo, noi ti lodiamo.
Triplice luce di una gloria indivisa, noi ti invochiamo
T. Hai dissipato le tenebre e creato la luce e in essa tutto hai creato.
Hai dato vita alla materia,
imprimendovi il volto del mondo e i tratti della sua bellezza.

Rit. Venite adoriamo il Re Signore che sta per venire.

Hai illuminato lo spirito dell’uomo con la ragione e la sapienza.
Ovunque si riflette la tua luce eterna,
perché con la luce l’uomo scopra la vera bellezza e tutto diventi luminoso.
T. Hai illuminato il cielo di luci variopinte.
Alla notte e al giorno hai comandato di alternarsi
con una norma di fraterna amicizia;
la prima pone termine alle fatiche del corpo,
l’altra sprona al lavoro comandato;
e noi fuggiamo le tenebre
per affrettarci verso quel giorno
al quale nessuna notturna tristezza potrà mai porre fine.

Rit. Venite adoriamo il Re Signore che sta per venire.

C. Da alle mie palpebre un sonno leggero
perché la mia voce non resti a lungo silenziosa.
Mentre il creato veglia per salmodiare con gli angeli,
il mio sonno sia sempre ricreato dalla tua presenza;
e la notte non faccia ricordare le colpe del giorno,
e stranezze notturne non popolino i miei sogni.
T. Anche se il corpo è inerte,
lo Spirito, o mio Dio, ti loda!
Padre, Figlio, e Spirito Santo,
a te onore e gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.

(Gregorio Nazianzeno)

Rit. Venite adoriamo il Re Signore che sta per venire.


Il Celebrante si reca all'altare per il RITO DI ACCENSIONE dei ceri della Corona di Avvento che hanno segnato il cammino di preparazione al Natale. Accendendo i ceri proclama:

La luce di Cristo, (accende la prima candela)
generato dal Padre prima dei secoli (accende la seconda candela)
e nato da Maria Vergine, (accende la terza candela)
in Betlemme di Giudea, (accende la quarta candela)
disperda le tenebre del cuore e dello spirito. Amen (accende la quinta candela)

Tornato alla sede, il Celebrante conclude il lucernale con la seguente Orazione:

Ti benediciamo, o Cristo Verbo di Dio, luce da luce senza principio.
Tu hai dissipato ogni tenebra, l’hai trasfigurata in luce;
hai illuminato la nostra mente, hai dato sapienza alla ragione.
In te, luce vediamo la luce.
Per te, luce, diventiamo luce
Te sapienza canti il nostro cuore:
a te e al Padre e allo Spirito Santo
onore e gloria nella Chiesa
ora e nei secoli dei secoli.
R. Amen.


Il Celebrante, a questo punto, introduce i momenti principali che scandiscono la celebrazione vigilare con queste parole:

Carissimi fratelli e sorelle ancora una volta il Natale del Signore si presenta dinanzi a noi. Ora lasciamoci guidare dalla luce della Parola per contemplare la misericordia di Dio e assumerlo come proprio stile di vita.

IN GESÙ, ANNUNCIARE L'AMORE MISERICORDIOSO DEL PADRE

Guida: La società contemporanea, avendo smarrito il senso di Dio e il rispetto per la dignità della persona umana, ha urgente bisogno di una nuova e profonda evangelizzazione.
Evangelizzare significa ripresentare integralmente il messaggio evangelico, il cui nucleo essenziale è l’annuncio della morte e risurrezione del Signore, in cui si compie il disegno misericordioso di salvezza. E quanto più una società si mostra sorda e cieca, tanto più urge far risuonare con forza questo lieto annuncio, secondo il mandato del Risorto e la testimonianza degli apostoli. Essendo «potenza e sapienza di Dio» (1Cor 1, 24), l’annuncio del Vangelo contiene sempre in se stessa un’efficacia salvifica: essa è in grado di suscitare la fede e di riattivare nell’uomo la dinamica di una piena riconciliazione con Dio e con i fratelli. La Parola di Dio, infatti, è pioggia feconda e seme, spada tagliente e luce.


La Parola di Dio … è ascoltata

Dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (1, 17-18. 21-25)

Fratelli, Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. Poiché, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.


La Parola di Dio … è meditata

La mentalità contemporanea sembra opporsi al Dio di misericordia e tende ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l’idea stessa della misericordia. La parola e il concetto di misericordia sembrano porre a disagio l’uomo il quale, grazie all’enorme sviluppo della scienza e della tecnica, è diventato padrone e ha soggiogato e dominato la terra. La situazione del mondo contemporaneo manifesta non soltanto trasformazioni tali da far sperare in un futuro migliore, ma rivela pure molteplici minacce che oltrepassano di molto quelle finora conosciute. In tutto ciò, la Chiesa vive una vita autentica quando professa e proclama la misericordia e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore di cui essa è depositaria e dispensatrice. Per questo, ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona. La Sposa di Cristo fa suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno. Nel nostro tempo, il tema della misericordia esige quindi di essere riproposto con nuovo entusiasmo e una rinnovata azione pastorale: bisogna indicare il bene desiderabile, la proposta di vita, di maturità, di realizzazione, di fecondità, alla cui luce si può comprendere la nostra denuncia dei mali. E la misericordia è il modello per qualsiasi tipo di annuncio! Il Dio del terrore, il giudice che condanna e il Dio che si offende, non facevano parte del progetto di Gesù! Questo modello proviene dall’idea che è la paura di essere condannati che muove a conversione. Allora, più che giudici che si compiacciono di individuare ogni pericolo o deviazione, è bene che le persone possano vederci come gioiosi messaggeri di proposte alte, custodi del bene e della bellezza che risplendono in una vita fedele al Vangelo. Sant’Alfonso, infatti, dice che la conversione basata sulla paura ha breve durata. Ciò che rimane è la conversione fondata sull’amore. Questa sì, dà frutto! Il timore che dobbiamo avere di Dio è di non amarlo quanto potremmo. In questo modo, la misericordia deve penetrare tutti i progetti, le strutture e ogni autorità della Chiesa. Gesù non era un duro. Corriamo il rischio di proiettare sugli altri i nostri problemi, e questo non fa parte del Regno di Gesù. Curiamo tutti con affetto!

(tratto dalla Enciclica «Dives in misericordia», 2, 15; dalla Bolla «Misericordiae Vultus», 12; dalla Esortazione apostolica «Evangelii Gaudium», 168 e dal pensiero di Padre Luiz Carlos de Oliveira, Redentorista)

La Parola di Dio … è vissuta

Carlo Castagna, nella strage di Erba ha perso la moglie, la figlia e il nipotino Youssef di soli 2 anni.
Accorso sul luogo della strage ha avuto parole di pietà cristiana e di perdono che hanno sconvolto e – allo stesso tempo - commosso l’opinione pubblica.«Sono sconvolto, ora voglio solo dire addio con fede cristiana a mia moglie Paola e agli altri miei cari».E poi ha aggiunto:«È arrivato il momento di perdonarli e di volerli affidare al Signore. Bisogna perdonare in questi momenti. Bisogna finirla con l’odio».
Per il Sig. Castagna il perdono è «Una grazia. Una grande grazia che il Signore Gesù Cristo mi ha aiutato a trovare. Il merito – certamente – è della mia amata moglie Paola e, ancor prima dei miei genitori, dei parenti e di tutte le persone che mi hanno cristianamente accompagnato negli anni della crescita. La questione è semplice: quando uno sbaglia, il Padre lo perdona. Noi uomini siamo oggetto di perdono, e dobbiamo a nostra volta essere capaci di concederlo ai nostri simili. Non sempre ci riusciamo, non sempre ne siamo capaci, ma il nostro sforzo deve essere questo. Il perdono è una strada battuta da altri prima di me. Sappiamo – infatti – che Cristo, con la sua morte in Croce, è stato il primo a percorrere la strada del perdono (“Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno”). Abbiamo poi l’esempio dei martiri, come Santo Stefano. Anche se io non sono stato la vittima diretta, ma ho solo raccolto il testimone di un martirio (quello dei miei cari), ho subito un male che ricade anche sui miei figli, su mia suocera, sui miei cognati e sulle persone che mi hanno accompagnato e mi accompagnano nella vita. E per superarlo ci serve la forza del perdono e della misericordia».


La Parola di Dio … si fa preghiera

Ti benediciamo, Padre santo:
nel Tuo immenso amore verso il genere umano,
hai mandato nel mondo come Salvatore il Tuo Figlio,
fatto uomo nel grembo della Vergine purissima.
In Cristo, mite ed umile di cuore,
Tu ci hai dato l’immagine della Tua infinita misericordia.
Concedici, o Padre,
di avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
e diventare operatori di concordia e di pace.
Il Figlio Tuo, o Padre, sia per tutti noi la verità che ci illumina,
la vita che ci nutre e ci rinnova, la luce che rischiara il cammino,
la via che ci fa salire a Te per cantare in eterno la Tua misericordia.

(San Giovanni Paolo II)

Si esegue un canto.

CON GESÙ. CELEBRARE L'AMORE MISERICORDIOSO DEL PADRE

Guida: Come il perdono accordato al figliol prodigo è culminato nella festa finale alla quale tutti sono stati invitati, anche il fratello maggiore, così ogni incontro della misericordia di Dio, nella Riconciliazione, ha il suo coronamento nel Banchetto Eucaristico, che è l’espressione somma della comunione con il Signore e con i fratelli.
L’Eucarestia infatti è il “banchetto del memoriale”, il pasto sacrificale con il quale ricordiamo e riattualizziamo misticamente (qui, oggi, per noi) la Pasqua nuova ed eterna, cioè il passaggio di Gesù da questo mondo al Padre, per la via della croce, primogenito di quanti passano dalla morte del peccato alla vita nuova dello Spirito.
L’Eucarestia inoltre è il “banchetto dell’anticipazione”, il pasto gioioso con il quale rendiamo presente fin da ora, in modo sacramentale, la festa finale nel Regno dei cieli, dove, perfettamente purificati e riconciliati, vivremo nella comunione definitiva e beatificante con il Mistero Trinitario e con tutti i redenti.


La Parola di Dio … è ascoltata

Dal libro del profeta Isaia (25, 6-10a)

Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».


La Parola di Dio … è meditata

«Abbiamo bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza» (MV, 2). Questa è l'espressione più efficace per far comprendere il valore che la misericordia possiede nella vita della Chiesa e dei singoli credenti. Contemplare la misericordia significa vederla impressa nel volto di Cristo che è vivo e realmente presente nel mistero dalla Santa Eucaristia. Ogni volta che la Chiesa celebra i sacramenti non fa che rendere viva e presente la misericordia del Padre che agisce attraverso il Figlio e trasforma il cuore dei violenti e rende la materia dei sacramenti grazia efficace per la nostra salvezza.
L’Eucaristia, infatti, è centro della vita sacramentale. In essa si consuma il perdono ricevuto dal sacramento della riconciliazione, con la partecipazione alla comunione al corpo e al sangue di Cristo, insieme all’intera comunità dei battezzati.
Perciò, si debba avere particolare attenzione a che la celebrazione della Messa sia curata per una partecipazione cosciente, attiva e fruttuosa di tutto il popolo di Dio, facendo sì che ciascuno si senta interpellato dalla misericordia di Dio, di cui la celebrazione eucaristica è trasparenza.
È importante che si abbia speciale cura verso le periferie delle nostre parrocchie, soprattutto coloro che si sono allontanati dalla Chiesa o che per vari motivi sono stati emarginati. Si cerchi di far arrivare anche a costoro il messaggio che Dio è Padre di tutti e attende tutti affinché possano essere oggetto dell’«indulgenza del Padre» (MV, 22) e ricevere l'abbraccio riconciliatore per essere riabilitati in quell’eredità che spetta ai figli di Dio.
Solo così la misericordia celebrata sarà più efficacemente vissuta e testimoniata come riflesso della misericordia del Padre.

(Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio
per la Promozione della Nuova Evangelizzazione)

La Parola di Dio … è vissuta

La storia del cardinale vietnamita François Xavier Nguyên Van Thuân, già presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, morto a Roma nel 2002, ha la freschezza degli antichi atti dei martiri. Eppure è modernissima. Anticipatrice. Così avanti sui tempi che ancor oggi pochi, troppo pochi, nell´Occidente laico e cristiano, sanno guardare con occhi di giustizia alla nazione nella quale egli è nato. Perché il Vietnam è tabù, da quando è stato “liberato”.
Nguyên Van Thuân era da pochi giorni arcivescovo coadiutore di Saigon, nel 1975, quando la città cadde in potere dei comunisti del nord. Subito fu messo in prigione perché nipote dell´ucciso, famigerato presidente del Vietnam del Sud, e quindi accusato d´essere parte di un «complotto tra il Vaticano e gli imperialisti». Il 15 agosto 1975, festa dell’Assunta, lo arrestarono. Aveva solo la tonaca e il rosario in tasca. Ma già nel mese di ottobre cominciò a scrivere messaggi dal carcere, su foglietti che gli procurava di nascosto un bambino di 7 anni.
Visse in prigione per tredici anni, senza giudizio né sentenza. Passò momenti durissimi ed un lungo isolamento, durato nove anni. C’erano due guardie solo per lui. In carcere non poté portare con sé la Bibbia. Allora, raccolse tutti i pezzetti di carta che trovava e compose un minuscolo libro sul quale trascrisse più di 300 frasi del Vangelo che ricordava a memoria. Celebrava messa ogni giorno con il palmo della mano a far da calice, con tre gocce di vino e una goccia d’acqua. Il vino se l´era procurato così: appena arrestato, gli avevano permesso di scrivere una lettera per chiedere ai parenti le cose più necessarie. Domandò allora un po’ di medicina per digerire. I famigliari compresero il significato vero della richiesta e gli mandarono una bottiglietta con il vino della messa e con l’etichetta «medicina contro il mal di stomaco». Le briciole di pane consacrato le conservava in pacchetti di sigarette.
Durante l’isolamento era solito dire la messa intorno alle 3 del pomeriggio, l’ora di Gesù sulla croce. Tutto da solo, cantava la messa in latino, in francese e in vietnamita. Cantava anche gli inni come il Te Deum, il Pange Lingua, il Veni Creator Spiritus.
La sua bontà, il suo amore anche per i nemici, colpiva non poco le guardie. Sulle montagne di Vinh Phù, nella prigione di Vinh Quang, chiese una volta a una guardia il permesso di tagliare un pezzetto di legno a forma di croce. E quello lo accontentò. In un’altra prigione chiese alla guardia un pezzo di filo elettrico. Temendo che volesse suicidarsi, l’agente si spaventò. Ma Nguyen Van Thuân gli spiegò che voleva fare semplicemente una catenella per portare la sua croce. Dopo tre giorni la guardia ricomparve con un paio di pinze e insieme composero una catenella. Da quella croce e da quella catena Nguyen Van Thuân non si separò più. Le portò sempre al collo, anche dopo la sua liberazione, avvenuta il 21 novembre 1988. E anche dopo il suo esilio forzato a Roma, nel 1991, e la sua nomina a cardinale, nel 2001.
E sempre con quella povera croce sul petto è morto, il 16 settembre 2002.

(Sergio Magister, Vaticanista de La Repubblica)

La Parola di Dio … si fa preghiera

O Gesù, o Dio eterno,
Ti ringraziamo per i Tuoi innumerevoli benefici e le Tue grazie.
Ogni battito del nostro cuore sia un inno di ringraziamento per Te, o Dio.
Ogni goccia del nostro sangue circoli per Te, o Signore.
La nostra anima è tutta un cantico di ringraziamento alla Tua misericordia.
Ti amiamo, o Dio, per Te stesso.

(Santa Faustina Kowalska)

Si esegue un canto.

PER GESÙ. DONARE L'AMORE MISERICORDIOSO DEL PADRE

Guida: L'amore verso il prossimo non può ridursi ad un generico sentimento, ma deve tradursi in atteggiamenti concreti di riconciliazione e di solidarietà, superando la stretta logica della giustizia. E' il Signore stesso che ce lo insegna tramite quel perdono e quella carità divina che egli non nega mai a nessuno, neppure ai suoi peggiori nemici.
Perdonare, dunque, vuol dire dimenticare le offese subìte, condonandole gratuitamente, senza alcun desiderio di vendetta. Negare il perdono, invece, vuol dire "costringere" Dio ad usare nel giudizio una misura stretta di perdono, fino a limitarlo del tutto, o revocare quello già concesso.
Solo il perdono è in grado di spezzare la spirale disumana dell'odio e della vendetta, perchè è l'unico comportamento capace di vincere il male estirpandolo alla radice. Dal perdono, poi, si passa all'amore vero e proprio verso il nemico, quando si arriva a pregare per lui e a fargli del bene, vincendo con il bene il male.





La Parola di Dio … è ascoltata

Dal Vangelo secondo Luca (10, 25-37)

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».


La Parola di Dio … è meditata

La misericordia nella Sacra Scrittura è la parola-chiave per indicare l’agire di Dio verso di noi. Egli non si limita ad affermare il suo amore, ma lo rende visibile e tangibile in tutta la vita di Gesù. La sua persona non è altro che amore, un amore che si dona gratuitamente. Le sue relazioni con le persone che lo accostano manifestano qualcosa di unico e di irripetibile. I segni che compie, soprattutto nei confronti dei peccatori, delle persone povere, escluse, malate e sofferenti, sono all’insegna della misericordia.
La credibilità della Chiesa, sposa di Cristo, passa allora attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole perché la prima verità della Chiesa è l’amore di Cristo. Di questo amore, che giunge fino al perdono e al dono di sé, la Chiesa si fa serva e mediatrice presso gli uomini. Pertanto, dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre! Questo ci fa riconoscere che non possiamo fare finta di niente e passare oltre, di fronte alle situazioni di precarietà e sofferenza presenti nel mondo. Dio ci sta chiedendo di fermarci; anzi, Lui stesso, per facilitarci il compito, ci viene a visitare ogni giorno attraverso chi soffre e chi lotta per la sopravvivenza. La vicenda del Buon Samaritano dimostra che quando si fa partire il cuore tutto il resto segue spontaneamente. Egli capisce che come prima cosa deve avvicinarsi e curvarsi per rendersi conto di ciò che è accaduto. La compassione gli chiede di capire come può rendersi utile. Dalla prossimità, si passa alle misure concrete: bisogno di fasciare le ferite, sporcarsi le mani, imbrattarsi con il sangue e con la polvere, rischiare l’infezione. La medicazione richiede rimedi proporzionati ed efficaci: l’olio e il vino. Ma anche questa misura è insufficiente; serve un letto e un tetto; allora bisognerà caricarselo sulle spalle, portarlo al riparo e pagare di persona. I gesti sono consequenziali perché la carità è sempre intelligente e lungimirante: mentre compi un gesto già immagini quello che viene dopo e inizi a farlo, esperimenti la sproporzione fra quanto hai fatto e quanto ancora rimane da fare. L’uomo della parabola vede tutto questo. Prendersi cura vuol dire tutto questo. Non c’è solo la commozione delle lacrime, così come non c’è solo la preoccupazione materiale. C’è tutto; c’è il cuore, i rimedi, la fatica fisica, la ricerca, i soldi. Tutto nella direzione giusta, con l’intenzione precisa di ridare dignità e vita a quella persona che si ha davanti.

(tratto dalla Bolla «Misericordiae Vultus», 8-10, 12, 15; e dalla
Lettera Pastorale «. e si prese cura di Lui», pp. 11-13)

La Parola di Dio … è vissuta

“Sono un medico, state calmi”. Siamo a Chiuduno, poco prima delle 23.00 sulla provinciale 91, in provincia di Bergamo. Un uomo è gravemente ferito a terra in un lago di sangue; Eleonora Cantamessa, dottoressa ginecologa di Trescore Balneario, è di ritorno a casa con un amico e passa proprio in quel momento con l’auto.
La dottoressa intima all’amico di fermarsi, c’è una rissa in corso, l’amico vorrebbe proseguire oltre, ma lei deve fermarsi. È la legge del dovere, ma soprattutto la legge dell’Amore.
L’uomo a terra si chiama Kamur Baldev, indiano di 25 anni, è stato massacrato a sprangate. È un attimo, Eleonora chiama il 118 per chiedere soccorsi, ma di colpo con la macchina a tutta velocità sopraggiunge il fratello del giovane indiano, li investe entrambi uccidendoli sul colpo. Eleonora Cantamessa conclude la sua vita terrena compiendo il gesto del buon Samaritano.
«Due giorni dopo la morte di nostra figlia - racconta mamma Mariella - la notte non riuscivo a dormire. Sentivo nel cuore oltre al dolore, un sentimento di pace: non provavo né odio e né rancore nei confronti dell’uomo che ha ucciso mia figlia. Ho condiviso con mio marito questo stato d’animo». Anche papà Mino aveva nel cuore lo stesso sentimento di pace e di serenità e infatti così afferma durante i funerali della figlia dall'altare: «Abbiamo avvertito una profonda condivisione del dolore. Proprio 46 anni fa celebravamo le nostre nozze su questo stesso altare, oggi accompagneremo Eleonora alla sepoltura. Tutto era stabilito nel progetto di Dio. Alla comunità di indiani esprimiamo il nostro fermo convincimento che nel disegno di Dio c’è anche il dono della redenzione e della rinascita, durante e dopo l’espiazione della pena per gli autori del tragico fatto».
«Infine dico una cosa: - conclude mamma Mariella - se avessi reagito non con parole di perdono e di pace, sentirei nel cuore di aver tradito il messaggio e l’eredità che ci lascia mia figlia. Lei ha parlato di Vangelo servendo la carità, soccorrendo un uomo ferito, noi dobbiamo avere parole di perdono, di riconciliazione e di pace per continuare a far vivere l’esempio di Eleonora».


La Parola di Dio … si fa preghiera

Apri i nostri occhi alla tua compassione, Signore Gesù.
Sei tu il buon Samaritano;
la via che scende da Gerusalemme a Gerico
è la via di ogni uomo e di ogni donna, è la strada di ciascuno di noi.
Quante volte hai arrestato il tuo cammino
per chinarti su di noi, mosso da divina compassione!
Hai preso su di te la nostra debolezza, le nostre ferite son diventate le tue piaghe!
Quante volte ci hai consolati e ti sei preso cura di noi
che, esanimi, forse non ti abbiamo nemmeno riconosciuto.
Apri i nostri occhi alla tua compassione, Signore Gesù.
Rendicene partecipi, fa' che la possiamo condividere.
Liberaci dalla paura di contaminarci
con i problemi o la debolezza degli ultimi, nostri fratelli.
Liberaci dalla tentazione di discriminarli
in base alle idee politiche, o alle appartenenze culturali, religiose, razziali.
Liberaci anche dalla pretesa di programmare forme e modi di intervento
in base ai nostri criteri, condizionati dalle nostre visuali, o dal nostro interesse.
La necessità di coloro che incontriamo
sia l'unica carta di credito alla nostra compassione.
Insegnaci ad essere "prossimo", o Signore.

(Piero Rattin)

Si esegue un canto.

IN GESÙ. VIVERE L'AMORE MISERICORDIOSO DEL PADRE

Guida: L'amore verso Dio, da perseguire con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze, non può mai ridursi ad un semplice sentimento di carattere più o meno vago e passeggero; al contrario, esso deve sempre tradursi in una stabile e fruttuosa vita di grazia che nasce dall'incontro gioioso con Cristo.
Questa "lieta novella" è in grado di condurre l'uomo alla gratitudine verso Dio e di fomentare una fattiva riconciliazione con i fratelli, per mezzo del perdono e della carità. In questa maniera, dal dono di Dio nasce la risposta di conversione dell'uomo, dalla fede scaturisce la salvezza.
Questa condizione di vita va sempre alimentata per mezzo della preghiera e della pratica sacramentale.


La Parola di Dio … è ascoltata

Dal Vangelo secondo Giovanni (8, 3-11)

In quel tempo, gli scribi e i farisei condussero a Gesù una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».


La Parola di Dio … è meditata

Nessuno può diventare giudice del proprio fratello. Gli uomini, infatti, con il loro giudizio si fermano alla superficie, mentre il Padre guarda nell'intimo. Quanto male fanno le parole quando sono mosse da sentimenti di gelosia e invidia! Parlare male del fratello in sua assenza equivale a porlo in cattiva luce, a compromettere la sua reputazione e lasciarlo in balia della chiacchiera. Non giudicare e non condannare significa, in positivo, saper cogliere ciò che di buono c'è in ogni persona e non permettere che abbia a soffrire per il nostro giudizio parziale e la nostra presunzione di sapere tutto. Ma questo non è ancora sufficiente per esprimere la misericordia. Gesù chiede anche di perdonare e di donare. Essere strumenti del perdono, perché noi per primi lo abbiamo ottenuto da Dio.
La parola del perdono deve quindi giungere a tutti e la chiamata a sperimentare la misericordia non deve lasciare nessuno indifferente. Questo è il momento favorevole per cambiare vita! Questo è il tempo di lasciarsi toccare il cuore. L'invito alla conversione si rivolge con ancora più insistenza verso quelle persone che si trovano lontane dalla grazia di Dio per la loro condotta di vita. Dio non si stanca di tendere la mano, è sempre disposto ad ascoltare. È sufficiente solo accogliere l'invito alla conversione e sottoporsi alla giustizia, mentre la Chiesa offre la misericordia.
Giustizia e Misericordia non sono due aspetti in contrasto tra di loro, ma due dimensioni di un'unica realtà che si sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella pienezza dell'amore. La giustizia è un concetto fondamentale per la società civile quando, normalmente, si fa riferimento a un ordine giuridico attraverso il quale si applica la legge e nel quale a ciascuno deve essere dato ciò che gli è dovuto. Nella Bibbia, molte volte si fa riferimento alla giustizia divina e a Dio come giudice, intesi di solito come l'osservanza integrale della Legge. Gesù, invece, parla più volte dell'importanza della fede, piuttosto che dell'osservanza della legge! Egli punta a mostrare il grande dono della misericordia che ricerca i peccatori per offrire loro il perdono e la salvezza: non è l'osservanza della legge che salva, ma la fede in Gesù Cristo, che con la sua morte e resurrezione porta la salvezza con la misericordia che giustifica. La misericordia quindi non è contraria alla giustizia ma esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un'ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere. Dio va oltre la giustizia con la misericordia e il perdono. Ciò non significa svalutare la giustizia o renderla superflua, al contrario. Chi sbaglia dovrà scontare la pena. Solo che questo non è il fine, ma l'inizio della conversione, perché si sperimenta la tenerezza del perdono, si sperimenta l'amore che è a fondamento di una vera giustizia.

(tratto dalla Bolla «Misericordiae Vultus», 14, 19-22)

La Parola di Dio … è vissuta

Mi chiamo Claudio e sono attualmente detenuto nel carcere della Badia di Sulmona (...) Nel corso della mia giovane vita ho commesso tanti errori che — ora lo so — mi hanno allontanato dal Signore tanto da portarmi a subire una condanna a 23 anni di carcere. L’odio che portavo dentro, a causa di questi fatti e di tutte le ingiustizie subite, mi avevano indurito e incattivito e dopo sei anni di reclusione ero ormai senza speranze. L’unica mia speranza era la vendetta.
Ma nel settembre dell’88 ci viene comunicato che nella sala teatro del carcere c’è una manifestazione canoro-religiosa. Alle 16:30 mi sono recato nella sala senza particolari interessi o aspettative. C’era un gruppo di persone che, dopo una breve presentazione, hanno iniziato a cantare inni di lode a Dio e alla Madonna.
La cosa mi ha incuriosito. I canti erano intervallati da testimonianze di conversione. Ascoltando come uno di loro aveva incontrato il Signore, sono rimasto così sconvolto che ho iniziato a piangere a dirotto e, senza sapere come, mi sono trovato ad abbracciare questo fratello. Era crollato quel galeotto che io mi ero sempre sentito di essere. Gli incontri con il gruppo mariano di Sulmona sono cominciati ad essere regolari e così il mio cammino verso il Signore.
Ho appreso cose insospettate. Dio mi ama e vuole da me amore e mi dà gioia. Ma la gioia passa attraverso il perdono. Non avrei mai sospettato di poter ricevere tanta gioia, tanta pace, tanta sicurezza, tanta libertà..., dal perdono.
Ho cominciato a perdonare tutte le persone che mi avevano fatto del male cominciando dal magistrato che mi aveva dato i 23 anni ed al quale avevo giurato odio eterno e vendetta. Ho chiesto perdono a chi ho fatto del male anche se solo lievemente. La mia vita si è trasformata completamente. Ora non posso più fare a meno di lodare la Trinità e la Madonna in continuazione e sono giunto a ringraziare Dio perché ha permesso che mi dessero 23 anni perché altrimenti non l’avrei mai incontrato. Oggi io vivo in Lui e per Lui e sento che la mia vita deve essere preghiera.
Fratelli e sorelle in Gesù, il perdono è la medicina che il Signore mi ha dato ed io lo prego che la possa dare a tutti .
Ed io, Claudio, posso solo dare a Dio le mie lodi e le mie preghiere, ma gli ho offerto anche la mia vita per la conversione dei detenuti. Ora rivolgo un appello a voi tutti: chiunque può recarsi in un carcere lo faccia perchè lì ci sono tante anime assetate di Dio; in Lui c'è salvezza e guarigione, perdono, gioia e libertà.


La Parola di Dio … si fa preghiera

Signore Gesù, donaci il Tuo Santo Spirito,
che è Spirito di amore e di perdono,
perché ci sostenga e ci guidi nel nostro cammino di conversione
e ci dia la forza di perdonare tutti, come Tu hai perdonato.
Signore Gesù Cristo, oggi ti chiediamo di poter perdonare
tutte le persone della nostra vita.
Sappiamo che tu ce ne darai la forza.
Ti ringraziamo perché ci ami e desideri la nostra felicità.
Si esegue un canto.

ACCOGLIENZA DELL'IMMAGINE DI GESÙ BAMBINO

Dopo il canto, il Celebrante, accompagnato da due ceroferari, dal fondo della navata, introduce l'immagine di Gesù Bambino con queste parole:

Ecco il Germoglio di Jesse (Is 11, 1), il Re delle nazioni (Ap 15, 3), che si innalza come segno per i popoli.

Rit. Venite adoriamo.


Fermandosi al centro della navata:

Ecco il Sommo Sacerdote che offre se stesso come unico sacrificio gradito a Dio (Eb 8, 1. 9, 14. 10,12).

Rit. Venite adoriamo.


Fermandosi sotto l'altare e volgendosi all'assemblea:

Ecco il Verbo di Dio che si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 14).

Rit. Venite adoriamo.

Il Celebrante, giunto all'altare, depone l'immagine e si rivolge all'assemblea dicendo:

Fratelli e sorelle carissimi, il Natale del Signore Gesù Cristo è davanti ai nostri occhi.
Ciò che è accaduto più di duemila anni fa lo riviviamo nel mistero: Cristo è sempre lo stesso, non tramonta e non appassisce come l’erba del campo.
Questa nostra assemblea liturgica, per la grazia del Verbo che si è fatto carne, aprirà gli occhi e lo riconoscerà ora nello spezzare il pane e nel fratello che incontrerà nel suo cammino.
Ascoltiamo l’annuncio della sua nascita, salvezza per tutti gli uomini.

Il Celebrante stesso, dalla all'altare o dall'ambone, proclama il Preconio Natalizio o KALENDA:

Trascorsi molti secoli da quando Dio aveva creato il mondo e
aveva fatto l’uomo a sua immagine;
e molti secoli da quando era cessato il diluvio e
l’Altissimo aveva fatto risplendere l’arcobaleno, segno di alleanza e di pace;
ventuno secoli dopo la nascita di Abramo, nostro padre;
tredici secoli dopo l’uscita di Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè;
circa mille anni dopo l’unzione di Davide quale re di Israele;
nella sessantacinquesima settimana, secondo la profezia di Daniele;
all’epoca della centonovantaquattresima Olimpiade;
nell’anno 752 dalla fondazione di Roma;
nel quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto,
mentre su tutta la terra regnava la pace, nella sesta età del mondo,
Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua piissima venuta, essendo stato concepito per opera dello Spinto Santo, trascorsi nove mesi,
nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, Dio fatto uomo.
Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la natura umana.

Nel mentre si esegue un canto, si accendono le luci dei candelabri posti sull'altare minore, il faro che illumina il mosaico in fondo all'abside ed il faretto del tabernacolo.

Il Celebrante, indossata la casula, bacia l'altare, lo incensa nel modo consueto e venera l'immagine di Gesù, incensandola.

Al termine, il Celebrante, dall'altare, esorta l'assemblea dicendo:

É cosa buona e giusta
in questa notte santissima
renderti grazie
Padre clementissimo
e datore di ogni bene.
La nostra redenzione è vicina,
l’antica speranza è compiuta;
appare la liberazione promessa
e spunta la luce e la gioia dei santi.
Il tuo amore discende dal cielo
e appare la bontà di Gesù salvatore;
la terra, che è regno di morte
riceve il Re della vita.
In quest’ora,
rendendoti l’offerta della nostra lode
vegliando siamo nell’attesa
della sua venuta,
per essere pronti ad accogliere
con animo aperto il suo natale.
Con la sua nascita, la tua invisibile divinità
si è resa visibile nella natura umana,
e colui che tu generi fuori del tempo,
nel segreto ineffabile della tua vita,
nasce nel tempo e viene nel mondo.
Stupiti e gioiosi per questo prodigio,
uniti agli angeli e ai santi
vogliamo unirci in eterna esultanza.

Il Celebrante intona il Gloria.

Terminato il canto, il Celebrante, accompagnato da due ceroferari, riporta l'immagine di Gesù Bambino in processione lungo la navata centrale. Ritornato in prespiterio, il Celebrante colloca l'immagine nel Presepe. Nel mentre si esegue un canto.
La Celebrazione Vigiliare termina con la COLLETTA e la messa prosegue nel modo consueto.

MESSA NELLA NOTTE

COLLETTA

O Dio, che hai illuminato questa santissima notte
con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo,
concedi a noi, che sulla terra lo contempliamo nei suoi misteri,
di partecipare alla sua gloria nel cielo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo… R. Amen.


NEL GIARDINO DEGLI ANGELI




LA LEGGENDA DELLA ROSA MUSCOSA

L'angelo che è incaricato di proteggere i fiori e che nella notte lascia cadere su di essi la rugiada benefica, sonnecchiava un giorno di primavera all' ombra di un cespuglio di rose.
Egli si destò sorridendo e disse: - O fiore gentile, il più vago fra i miei figli, ti ringrazio del tuo grato profumo e della tua ombra piacevole. Se tu brami qualche cosa, dimmelo, che io sarò ben contento di esaudire la tua domanda.
- Dammi un nuovo vezzo! - rispose il genio del cespuglio.
E l'angelo adornò la regina dei fiori di una semplice, ma pur bella, corona di musco.
Ed ella, felice di questo nuovo ornamento, chinò con grazia e modestia la sua profumata corolla.
Così nacque la rosa muscosa, la più bella fra tutte le rose.

POESIA DI NATALE




VIENI BAMBINO GESU’

Vieni Bambino Gesù,
vieni nelle famiglie,
vieni nei nostri cuori,
vieni a proteggere la vita nascente,
vieni nei cuori dei bambini.
Con la tua nascita,
Gesù Bambino,
hai rinnovato la famiglia:
oggi ogni bimbo, ogni mamma e papà
vengono a te con fede e con amore
e ti riconoscono Re e Salvatore.


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MessaggioTitolo: Re: 19 DICEMBRE 2015   Sab Dic 19, 2015 1:51 pm

Illuminante anche oggi,verità che si tende a mettere in un cassetto e a dimenticare che sono lì da secoli a illuminarci il cammino.
Come sempre grande S. Paolo, sempre attuale. E grande anche Padre Luiz de Oliveira.
Grazie I love you

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MessaggioTitolo: Re: 19 DICEMBRE 2015   Sab Dic 19, 2015 3:30 pm

I love you I love you I love you I love you I love you I love you I love you

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MessaggioTitolo: Re: 19 DICEMBRE 2015   

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